Corse clandestine e farmaci dopanti, al via il processo "Febbre da cavallo"

Oltre al ministero della Salute, è stata ammessa come parte civile anche la Onlus Horse Angels. Prossima udienza il 27 marzo

LECCE – Oltre al ministero della Salute, c’è anche la Onlus Horse Angels (rappresentata dagli avvocati Fabio Campese del Foro di Bari e  Mario Ciardo del Foro di Lecce) fra le parti civili che questa mattina sono state ammesse nel processo nato dall’operazione “Febbre da cavallo”, incentrato su gare ippiche clandestine nei luoghi più impensabili, di certo non circuiti normali, ma strade di periferia e persino la cosiddetta “pista di Maglie”, che sarebbe stata occupata in modo abusivo.

I cavalli, peraltro, per concorrere su vie accidentate e resistere allo sforzo e alla fatica, sarebbero stati anche trattati con farmaci pericolosi per la loro salute.  

Si aperto oggi, dunque, davanti ai giudici della Seconda sezione penale collegiale del Tribunale di Lecce (presidente Roberto Tanisi, a latere Annalisa De Benedictis e Fabrizio Malagnino) il processo nato da un’inchiesta della squadra mobile della questura di Lecce e della forestale, che si chiuse con i primi indagati nell’aprile del 2012.

Diciotto sono gli imputati. Si tratta di: Fabrizio Picca, detto “Fabrizio” o “Paghiara”, 49enne di Taviano; Salvatore Lezzi, detto “Tonino”, 64enne di Copertino; Giuseppe Luigi Olimpio, detto “Luigi”, 41enne di Taviano; Salvatore Capone, detto “Totò”, 52enne di Taurisano; Ettore Manni, 51enne di Taurisano; Quintino Tamborrini, 56enne di Neviano; Cosimo Ilario Picca, detto “Ilario” o “Paghiara”, 45enne di Taviano; Vincenzo Cosimo Astore, detto “Mimino”, 56enne di Racale; Piero Alemanno, detto “Piero”, 47enne di Gallipoli; Claudio Dell’Anna, detto “Claudio di Nardò”, 53enne di Nardò.

E ancora: Nicola Zuccaro, detto “Nicolino”, 75enne di Nardò; Amato Luciano De Luca, 60enne di Scorrano; Cesare Gregorio Bruno, detto “Cesare”, 67enne di Nardò; Amato Salvatore De Luca, 63enne di Scorrano; Antonio Luigi Rinaldi, detto “Zingaro”, 44enne di Taurisano; Filippo Schiavano, 33enne di Taurisano; Vito Salvatore Seclì, 51enne di Taurisano; Luigi Rausa, 46enne di Scorrano. Alcuni fra loro erano fantini e starter, altri sono i proprietari dei cavalli. Ognuno, di certo, aveva un ruolo preciso nell’organizzazione, compreso quello, fondante, di raccogliere e gestire il denaro.

L’accusa è sostenuta dal procuratore aggiunto Ennio Cillo. La prossima udienza è stata fissata per il 27 marzo. L’indagine riguarda una presunta organizzazione per delinquere che avrebbe gestito eventi “sportivi” a suon di scommesse. Fin dal 2011, le competizioni si sarebbero svolte principalmente nelle campagne fra Scorrano, Maglie e altri comuni del centro e del sud Salento, fino ad arrivare a occupare, dal febbraio del 2012, senza autorizzazione, persino la pista comunale in disuso.

I cavalli sarebbero stati costretti a competere il più delle volte su terreni sconnessi e sull’asfalto e spesso persino dopati con farmaci e antidolorifici, fra cui medicinali destinati al consumo umano.

Secondo gli investigatori, leader carismatico sarebbe stato il 52enne Salvatore Capone di Taurisano, alias Totò. Sarebbe stato il punto di riferimento per tutti, dall’organizzazione delle corse, ai farmaci per i cavalli. Capone avrebbe anche gestito il denaro, i soldi per le iscrizioni e quelli delle puntate. Le gare vedevano anche una nutrita schiera di pubblico, fra cui persino bambini. Diverse gare sono state pure riprese con videocamere.  Tutto materiale finito in mano agli inquirenti.

Gli imputati sono difesi dagli avvocati: Francesco Fasano, Salvatore Bruno, Rocco Luigi Corvaglia, Silvio Caroli, Pasquale Rocco Scorrano, Luigi Greco, Stefano Stendardo, Federico Martella, Giuseppe Bonsegna, Michele Bonsegna, Dimitry Conte, Biagio Palamà, Sonia Santoro, Mario Blandolino, Giancarlo Vaglio, Maria Greco, Gerardo Carriero.

La Horse Angels, che ha sede legale a Cesenatico, è un’associazione di volontariato che si occupa del trattamento dignitoso dei cavalli, tramite varie attività. Fra le sue missioni, ha quella di educare i proprietari ad avere responsabilità e cura nell’allevamento di questi animali, da sempre compagni dell’uomo nel suo cammino nella storia. Il principio è portare avanti una vera e propria cultura del rispetto nei confronti del cavallo. Esattamente l’opposto, insomma, rispetto al comportamento che sarebbe stato adottato dagli imputati.

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Inutile, infine, ricordare come il nome dell'operazione tragga espressamente spunto dal film cult degli anni '70, diretto da Steno e interpretato dai due re indiscussi della commedia romanesca, Gigi Proietti ed Enrico Montesano. Anche se questa vicenda fa senz'altro ridere molto, molto meno.  

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