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Cronaca

Tap, Russo ringrazia e si dimette: "Ma non rifarei la lettera dei 5 milioni per la falesia"

E' stato per quasi tre anni il country manager della società che intende realizzare il gasdotto con approdo a San Foca. Ottenute tutte le autorizzazioni, ha deciso di fare un passo indietro. Tra amarezze e gratificazioni, il pentimento per come ha gestito la proposta delle compensazioni

LECCE – Dopo quasi tre anni di gestione di una matassa assai complicata, Giampaolo Russo lascia Tap. Il country manager  per l’Italia nei giorni scorsi ha annunciato al colosso internazionale la sua decisione di fare un passo indietro. Clara Risso, già deputy country manager, ne svolgerà ad interim le funzioni nell’attesa che la società individui il suo sostituto.

Il passo indietro, nello scarno comunicato ufficiale dell’azienda è stato motivato con la volontà di ambire a nuovi traguardi professionali, ma hanno influito in una decisione non certo esplosa come un fulmine e ciel sereno anche convinzioni diverse sul modello organizzativo. "Ci siamo lasciati in buoni rapporti", puntualizza Russo dall'altro capo del telefono.

Nella stessa direzione le parole di Ian Bradshaw, amministratore delegato di Tap: “Desidero ringraziare Giampaolo per il forte impegno che ha dedicato al progetto Tap. A partire dall’ottobre 2012 il suo contributo è stato fondamentale per il raggiungimento  di numerose tappe fondamentali per il progetto, dalla ratifica dell’accordo intergovernativo nel 2013 al decreto di compatibilità ambientale del settembre 2014 fino alla recente autorizzazione unica. Auguro a lui ogni successo nelle sue prossime sfide professionali”.

E’ stato Russo, nel Salento, la faccia di Tap, la  multinazionale che intende costruire il gasdotto con approdo a San Foca. Ha gestito la fase più delicata, quella del confronto-scontro con le amministrazioni locali, in primis quella comunale di Melendugno, e con una parte di opinione pubblica. Ha incassato il via libera definitivo da parte delle autorità nazionali e ha deciso di farsi da parte: “Il ruolo del country manager è quello di portare a casa i permessi e io l’ho fatto”.

La considerazione che vuole lasciare alla popolazione salentina è la stessa che, in fondo, ha ripetuto più volte nel corso del suo mandato: “Pensino a quanti gasdotti già ci sono. Quello che è accaduto, quanto a ostilità, rispetto a questo progetto di 8 chilometri (il tratto a terra dal punto di approdo al terminale di ricezione, ndr) non ha nulla a che vedere con l’ambiente”.

Quando gli viene chieste che cosa non rifarebbe, dopo averci pensato qualche secondo, risponde: “Non riscriverei la lettera sulle compensazioni di 5 milioni per la falesia di Torre Sant’Andrea. E’ una cosa che avremmo dovuto spiegare prima bene per quello che era”. Il riferimento è alla proposta, risalente al 2013, del finanziamento milionario per azioni a difesa del litorale, intese come ristoro dell’impatto del gasdotto. Il sindaco di Melendugno, Marco Potì, e gli attivisti non gradirono l'offerta.

Prima ancora che si passi alla fase di cantiere, attesa entro un anno, e che rappresenterà un’altra fase estremamente delicata per quanto riguarda i rapporti con il territorio, Russo esce quindi di scena portandosi dietro un bilancio fatto, naturalmente, di amarezze ma anche di gratificazioni. Tra le prime, sottolinea, “la malafede da parte di chi ha sempre cambiato l’oggetto del contendere passando dai timori per il comparto turistico all’applicabilità della direttiva Seveso e così via. Quando abbiamo proposto un confronto in campo aperto, come in occasione dell’auspicato consiglio comunale, si sono sempre sottratti”.

Tra le seconde, “il rapporto umano con le persone che hanno saputo vedere oltre la demagogia. Sono in molti a telefonarmi in queste ore, e ci sono anche esponenti delle istituzioni. Porto con me la conoscenza del Salento: io sono nato in Libano e so quanto è importante metterci la faccia. Ho sempre lavorato per cose in cui credevo, sia che lo abbia fatto in aziende con 7mila dipendenti, sia in altre da 100mila”.

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