Covid-19, il presidente De Giorgi: “Oggi sette nuovi casi di medici già contagiati o in quarantena”

Dalla carenza di organico alle disposizioni che prevedono nuove assunzioni e ricette elettroniche per i farmaci: l’analisi del numero uno dell’Ordine dei “camici bianchi” di Lecce

LECCE - Nella battaglia contro il nuovo virus, loro che indossano il camice bianco sono in prima linea, e sono tantissimi quelli già contagiati o in quarantena. In mattinata, il presidente dell’Ordine dei medici di Lecce Donato De Giorgi è stato informato del fatto che altri sette colleghi non potranno esercitare: alcuni per essere risultati già positivi al tampone, altri per aver avuto contatti con infetti.

E’ proprio nel tentativo di colmare la carenza di personale che sarà possibile “arruolare” laureati che ancora non abbiano superato l’esame di Stato. Per il presidente, non c’è un’alternativa, bisogna stringere i tempi, seguendo comunque una legge sempre valida, quella del buon senso.

“E’ il momento di stringere i denti e di confermare e testimoniare quella che è stata la nostra scelta di vita” è il messaggio che De Giorgi lancia ai “suoi”, invitando la cittadinanza a restare a casa perché la salute oggi non è solo un diritto, ma un dovere.

Proprio nelle scorse ore, il capo della protezione civile Angelo Borrelli ha firmato una nuova ordinanza per ridurre gli spostamenti: non ci sarà più bisogno di recarsi nello studio medico per ritirare la ricetta dei farmaci, ma basterà chiedere via e-mail o per telefono il codice da portare in farmacia.

Presidente De Giorgi, quanti sono in tutto i dottori contagiati a Lecce e in provincia dall’inizio della pandemia? Le risultano nuovi casi?

“Non ho una cifra precisa, ma sono tantissimi. Solo questa mattina mi hanno segnalato altri sette, otto casi di medici che non possono più esercitare perché contagiati o in quarantena. Ma il dato di oWhatsApp Image 2020-03-20 at 14.25.54-3ggi è destinato a crescere, perché alcuni di questi professionisti partecipano a degli studi medici che si chiamano super gruppi, in cui ci sono altri cinque, sei colleghi, e quindi si conta un’assistenza o una carenza di assistenza per 5-6 mila cittadini.”

Qual è la sua opinione in merito al fatto che, stando alle ultime decisioni governative legate alla carenza di medici,  si possano arruolare laureati che ancora non abbiano superato l’esame di Stato?

“Quando si è in guerra bisogna combattere aldilà delle regole. Oggi senza un esame di Stato ci si può iscrivere all'Ordine; la laurea diventa quindi abilitante. E’ evidente che tutti gli errori di programmazione dei medici fatti in precedenza li stiamo pagando ancora di più in questa crisi che ci avrebbe comunque messo in ginocchio.

Si tratta di una legge eccezionale dettata dalla contingenza. Ci auguriamo si superi al più presto l’emergenza e si ritorni alla normalità che impone precisi step per avere un medico qualitativamente adeguato. Adesso, però, bisogna stringere i tempi. Non c'è un'alternativa.”

Ma non c’è il rischio di affidare vite a inesperti?

“Oggi c’è un rischio troppo alto: quello di non avere medici perché vanno in quarantena, si ammalano, muoiono. Naturalmente, i più giovani saranno utilizzati, non in corsia, ma gradualmente per esempio con triage telefonici o con altri mezzi che consentano in qualche maniera di sfruttare le loro conoscenze, non tanto la loro competenza. Ci sono tutta una serie di cose che faremo con la legge, quella sempre valida, del buonsenso.

I professionisti potranno attingere alle conoscenze più “fresche” dei neolaureati, trasmettendo in cambio la loro esperienza. Penso che i più giovani siano una riserva preziosa della quale non possiamo fare a meno”.

Proprio nelle scorse ore,  è stata firmata dal capo della protezione civile Angelo Borrelli una nuova ordinanza per ridurre il più possibile gli spostamenti e le possibilità di diffusione del Covid-19: non ci sarà più bisogno di recarsi nello studio medico per la ricetta dei farmaci, basterà chiedere via e-mail o con messaggio sul telefono il codice da portare in farmacia. Il sistema è già esecutivo?

“Sì. Adesso basta recarsi in farmacia, muniti di tessera sanitaria, con il codice della ricetta ricevuto via whatsapp o per telefono. Rimane il grosso problema delle ricette rosse: possono essere recapitate  solo tramite la protezione civile o i volontari”.

Come valuta il fatto che i medici, il personale sanitario e gli operatori che lavorano nel pronto soccorso, nel reparto di malattie infettive, nel 118 , in pneumologia, non vengano sottoposti a tampone?

“Abbiamo già inviato una lettera molto accorata alla Direzione generale in questo senso. Le cose si stanno muovendo: è stato fatto il tampone a tutti i sanitari dell’ospedale di Copertino e si sta iniziando a diffondere la cultura del tampone. All’inizio, si riteneva che il test andasse effettuato solo ai sintomatici, ma noi però abbiamo dimostrato con le cifre, con il ragionamento pacato ma  fermo, che invece il tampone fosse un motivo di sicurezza per noi, per i nostri pazienti, colleghi, familiari”.

Turni di lavoro massacranti, massima esposizione al contagio, lontananza forzata dai propri familiari: tutto questo oggi fa dei medici degli eroi?

“No. I medici non sono degli eroi. E’ la straordinaria quotidianità di sempre. Siamo in una situazione eccezionale e ci stiamo comportando in modo eccezionale. Ma non chiamateci eroi. Ora, forse, essendo cruciale il nostro ruolo ce se ne accorge di più. L’eroismo è qualcosa che è fuori dal comune, ma in questo caso è la situazione ad esserlo, non noi.”

Qual è il messaggio che si sente di lanciare ai suoi colleghi in un momento così complicato?

“Ci siamo e ci saremo sempre come ci siamo sempre stati. E’ il momento di stringere i denti e di confermare e testimoniare quella che è stata la nostra scelta di vita. Dobbiamo superare le paure che ci fanno sempre più compagnia. Dobbiamo essere protetti e aiutati, in sintonia con i cittadini e le istituzioni, perché solo se restiamo uniti potremo riuscire a superare tutto questo.”

E quale il suo messaggio alla cittadinanza?

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“Di avere comportamenti responsabili, pensando che la salute è sicuramente un diritto ma in questo momento è anche un dovere. Quindi restate a casa, perché è il modo migliore per combattere. Siate fiduciosi: noi ci siamo.”

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