Cronaca

Crollo di Castro: due assoluzioni in Cassazione. processo da rifare per quattro

I giudici della Suprema Corte hanno cancellato il verdetto di secondo grado nel processo sulle presunte responsabilità per i fatti del 2009

LECCE – Tutto da rifare, o quasi, nel processo d’appello per il crollo che il 31 gennaio del 2009 sfregiò il volto di piazza Dante a Castro. In secondo grado erano stati sei gli imputati condannati con l’accusa di concorso in disastro colposo, “per colpa consistita in imprudenza, imperizia, negligenza e inosservanza di regole di sicurezza nell’esecuzione di lavori edili”.

I giudici della Corte di Cassazione hanno annullato la condanna a due anni per Martino Ciriolo, Marcello Baccaro e Maria Fedele, proprietari e conduttori degli immobili coinvolti nel crollo. Annullata anche la condanna a un anno e sei mesi per Angelo Rizzo. Per questi quattro imputati sarà celebrato un nuovo processo presso un’altra sezione della Corte d’appello di Lecce. Assolti in via definitiva con formula piena, perchè il fatto non sussite, Luigi Fersini e Gabriele Fersini, titolari delle imprese che hanno eseguito i lavori, entrambi condannati in appello. Nel collegio difensivo gli avvocati Giuseppe Corleto, Luigi e Roberto Rella, e Marcello Petrelli.

E’ stata la perizia depositata dai consulenti tecnici d’ufficio nominati dalla Procura della Repubblica di Lecce, i professori Amedeo Vitone e Carlo Viggiani, e gli ingegneri Fabrizio Palmisano e Pietro Foderà (ex comandante provinciale dei vigili del fuoco di Lecce) a stabilire che il crollo è stato causato dall’attività dell’uomo e non da cause naturali. I quattro esperti hanno dimostrato come la mano dell’uomo intaccò gradualmente la collinetta tufacea prossima al porticciolo della località balneare.

L’accusa ha puntato il dito contro i lavori che furono eseguiti in alcuni esercizi commerciali: lo “Speranbar”, “Sport pesca mare” e la pasticceria “Le delizie”. Lavori che indebolirono gravemente una parte strutturalmente molto importante dell’edificio contiguo all’area del crollo, e in esso parzialmente coinvolto, realizzati in parziale difformità rispetto al progetto originario. Era il tardo pomeriggio del 31 gennaio 2009 quando piazza Dante, fiore all'occhiello della località marina, si trasformò in un cumulo di macerie. Ad essere coinvolti nel crollo furono diversi immobili fra negozi ed abitazioni private. Solo alcune fortunate coincidenze e il fatto in quel gelido sabato pomeriggio di gennaio il luogo fosse pressoché deserto, evitarono che la vicenda assumesse i contorni della tragedia. Fu una delle persone poi finite a giudizio ad accorgersi della presenza di strane crepe e a invitare tutti i presenti a fuggire dal luogo del crollo.

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