Crollo di Castro: sei condanne e due assoluzioni nel processo d'appello

Confermata in gran parte la sentenza di primo grado. Assoluzione piena solo per Antonio Fersini, condannato in primo grado

LECCE – Sei condanne e due assoluzioni nel processo d’appello per il crollo che il 31 gennaio del 2009 sfregiò il volto di piazza Dante a Castro. In primo grado erano stati sette gli imputati condannati con l’accusa di concorso in disastro colposo, “per colpa consistita in imprudenza, imperizia, negligenza e inosservanza di regole di sicurezza nell’esecuzione di lavori edili”. Il sostituto procuratore generale aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado e la condanna a due anni per Fernando Schifano, all’epoca dei fatti responsabile dell'ufficio tecnico comunale (per cui la Procura aveva presentato appello dopo l’assoluzione in primo grado). Confermata anche in secondo grado l’assoluzione per Schifano. Assoluzione piena anche per Antonio Fersini, assistito dagli avvocati Amilcare Tana e Giuseppe Serratì, che hanno dimostrato l’assoluta estraneità del loro assistito (condannato in primo grado a un anno e sei mesi) ai fatti contestati.

Due anni, in particolare, la pena inflitta a Martino Ciriolo, Marcello Baccaro e Maria Fedele, proprietari e conduttori degli immobili coinvolti nel crollo. Un anno e sei mesi la condanna per Angelo Rizzo, Luigi Fersini e Gabriele Fersini, progettisti e titolari delle imprese che hanno eseguito i lavori. Il giudice Pasquale Sansonetti aveva condannato gli imputati al risarcimento delle parti civili, da stabilirsi in sede civile. Pena sospesa e non menzione della condanna per tutti.

E’ stata la perizia depositata dai consulenti tecnici d’ufficio nominati dalla Procura della Repubblica di Lecce, i professori Amedeo Vitone e Carlo Viggiani, e gli ingegneri Fabrizio Palmisano e Pietro Foderà (ex comandante provinciale dei vigili del fuoco di Lecce) a stabilire che il crollo è stato causato dall’attività dell’uomo e non da cause naturali. I quattro esperti hanno dimostrato come la mano dell’uomo intaccò gradualmente la collinetta tufacea prossima al porticciolo della località balneare.

L’accusa ha puntato il dito contro i lavori che furono eseguiti in alcuni esercizi commerciali: lo “Speranbar”, “Sport pesca mare” e la pasticceria “Le delizie”. Lavori che indebolirono gravemente una parte strutturalmente molto importante dell’edificio contiguo all’area del crollo, e in esso parzialmente coinvolto, realizzati in parziale difformità rispetto al progetto originario. Era il tardo pomeriggio del 31 gennaio 2009 quando piazza Dante, fiore all'occhiello della località marina, si trasformò in un cumulo di macerie. Ad essere coinvolti nel crollo furono diversi immobili fra negozi ed abitazioni private. Solo alcune fortunate coincidenze e il fatto in quel gelido sabato pomeriggio di gennaio il luogo fosse pressoché deserto, evitarono che la vicenda assumesse i contorni della tragedia. Fu una delle persone poi finite a giudizio ad accorgersi della presenza di strane crepe e a invitare tutti i presenti a fuggire dal luogo del crollo.

Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Amilcare Tana, Giuseppe Serratì, Luigi e Roberto Rella e Luigi e Alberto Corvaglia.

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