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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca Poggiardo

Da Firenze a Poggiardo con 320 chili di droga nel furgone: inflitti 4 anni e 4 mesi

Emessa la sentenza nei riguardi di Petro Spiro, 35enne di origini albanesi, ma domiciliato a Firenze finito nel carcere di Lecce, il 4 marzo scorso dopo la perquisizione del mezzo eseguita dai carabinieri

POGGIARDO - Ha rimediato quattro anni e quattro mesi di reclusione Petro Spiro, 35enne di origini albanesi, ma domiciliato a Firenze finito nei guai il 4 marzo scorso, quando i carabinieri della compagnia di Maglie lo fermarono alla periferia di Poggiardo trovando nel furgone sul quale aveva viaggiato un carico di droga: 320 chilogrammi di sostanza stupefacente, tra hashish e marijuana.

Per lui si aprirono così le porte del carcere di “Borgo San Nicola” a Lecce, dove è rimasto fino al 2 novembre scorso, quando il giudice Marcello Rizzo, su istanza dell’avvocato difensore Raffaele Benfatto, gli ha concesso i domiciliari.

Ieri lo stesso giudice gli ha inflitto la condanna, al termine del processo discusso col rito abbreviato, durante il quale la pubblica accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Massimiliano Carducci, aveva invocato cinque anni e otto mesi.

Oltre a lui, quel giorno fu arrestata anche una donna Ganna Chaplygina, 24enne ucraina, la cui posizione fu poi stralciata nel corso delle indagini.

Tutto ebbe inizio durante un ordinario servizio di controllo dei militari dell’Arma, al tempo diretti dal capitano Giorgio Antonielli, che notarono un furgone sospetto, poi risultato intestato a una società di noleggio.

Era parcheggiato sin dalla mattinata nell’area antistante un centro commerciale della zona, così i carabinieri della sezione radiomobile decisero di sciogliere ogni dubbio, procedendo alla perquisizione e alla identificazione della coppia che non riuscì a motivare in maniera convincente la sua presenza nel Salento. All’interno del mezzo, durante il controllo, furono rinvenuti 265 chilogrammi di marijuana e oltre 63 di hashish, suddivisi in diverse confezioni.

Al termine della verifica e delle formalità di rito, tutta la sostanza fu sottoposta a sequestro e per entrambi scattarono le manette ai polsi, su disposizione del pm di turno presso la Procura della Repubblica.

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