Da gennaio soccorsi 607 migranti. Aumentano gli scafisti arrestati

Le statistiche del Roan della guardia di finanza di Bari sugli sbarchi di migranti avvenuti dal 2013 al settembre 2016 in Puglia

Uno dei recenti sbarchi nel Salento

OTRANTO  - L’ultimo sbarco, quello degli 84 profughi soccorsi il 1 settembre al largo di Porto Badisco, è stato uno dei più massicci degli ultimi anni. Stando alle statistiche sugli eventi di immigrazione clandestina fornite dal Roan (Reparto operativo aeronavale) della Guardia di finanza di Bari, nel 2013 sono avvenuti 38 sbarchi.

Sia nel 2014 che nel 2015 se ne sono registrati 34. Dal gennaio del 2016 ai primi giorni di settembre, ne sono avvenuti 18. Il numero di migranti fermati da tutte le forze di polizia e dalla Capitaneria di porto ha fatto registrare il picco massimo, sempre relativamente agli ultimi quattro anni, nel 2014, quando si è arrivati a quota 1701. Nel 2013, gli extracomunitari intercettati erano stati 1013. Nel 2015 pochi di più, 1068. Nei primi 8 mesi del 2016, ne sono stati fermati 607.

E’ in aumento, invece, il numero degli scafisti fermati dalla guardia di finanza, se si considera che a partire dai 2 arresti effettuati nel 2013, si passa ai 10 del 2014, ai 19 del 2015 e ai 18 finora registrati nel 2016, con possibilità più che concrete di incrementare il bottino entro la fine di dicembre. L’ultimo dato è quello riguardante le imbarcazioni sequestrate dalle Fiamme gialle: 5 nel 2013; 8 nel 2014; 10 nel 2015; 8 nel 2016.  Il grosso dei migranti proviene da Medio oriente e Asia. Basti pensare che fra i 607 clandestini fermati nel 2016, ne sono arrivati 223 dal Pakistan e 159 dall’Afghanistan. Al terzo posto ci sono i 108 profughi in fuga dal sanguinoso conflitto che da anni insanguina la Somalia. Tende ad assottigliarsi, invece, il flusso di siriani. Da gennaio a settembre del 2016, ne sono stati fermati solo 11. Nel 2014 e nel 2015 ne vennero intercettati rispettivamente 763 e 510. Restando in Medio oriente, è in netto calo anche il numero di irakeni fermati dalle forze dell’ordine, se si considera che nel 2016 ne sono arrivati 20, a fronte dei 125 del 2015 e dei 229 del 2014.

Nel 2016 sono approdati migranti provenienti da Georgia, Egitto, Kurdistan (regione compresa fra Iran, Irak e Siria), Marocco, Yemen, Palestina. Allargando l’orizzonte agli ultimi quattro anni, sono state fermate persone provenienti da Moldavia, Ucraina, Birmania, Senegal, Mongolia, Sri Lanka, Eritrea, Kossovo, Albania e Bangladesh. I migranti in cui si imbattono i finanzieri del Roan di Bari viaggiano a bordo di motoscafi, yacht, semicabinati e potenti gommoni condotti da abili scafisti, alcuni dei quali operativi nel Canale d’Otranto fin dai tempi d’oro del contrabbando di sigarette. L’ultimo sbarco, come accennato, è avvenuto lo scorso 1 settembre, quando la Finanza  ha individuato uno yacht diretto verso il Salento, arrestando due ucraini e un azero. Lo scorso 2 giugno sono  stati fermati due scafisti a bordo di uno scafo in vetroresina, con un carico di 10 migranti. Un mese prima (17 maggio) uno scafista al timone di un semicabinato lungo 7 metri con 15 migranti tentò di seminare i militari, che lo arrestarono dopo un breve inseguimento.

Il 31 marzo, l’arrivo di un gommone con una ventina di migranti sancì la ripresa degli sbarchi dopo la consueta pausa invernale.  “La zona più esposta a tale flusso – dichiara il colonnello Maurizio Muscarà, comandante uscente del Roan di Bari, avvicendatosi lo scorso 1 settembre con il parigrado Antonio Maggiore - è la costa salentina tra Otranto e il Capo di Leuca. In questo tratto di litorale, negli ultimi tre anni abbiamo registrato quasi l’80 per cento degli eventi di sbarco dei migranti o di interventi in mare che hanno portato al fermo di imbarcazioni con a bordo migranti.

 I mezzi sequestrati che fine fanno?

“I mezzi sequestrati alle organizzazioni che trafficano droga o esseri umani vengono, se sono performanti, acquisiti al naviglio della Guardia di Finanza e a seguito di piccoli lavori di adattamento allo standard di sicurezza previsto, immessi in servizio per contrastare quelle stesse compagini criminali che li impiegavano originariamente in traffici illegali”.

 La differenza tra il fenomeno dell’immigrazione clandestina nell’area libica e quello che interessa le coste pugliesi?

“La prima differenza è sicuramente nei numeri. In Puglia, sulla base dei dati degli ultimi anni, arrivano ogni anno via mare tra i mille e i duemila immigrati. Dall’area libica i numeri sono molto più grandi.  Poi sono molto diverse le modalità di trasporto. In Puglia i migranti vengono trasportati, in piccoli gruppi di 20 – 30 soggetti, da scafisti che ricorrono talvolta a veloci gommoni, piccoli cabinati o imbarcazioni a vela e partono in tali casi verosimilmente dalle coste della Grecia ionica. In altri casi vengono impiegati grossi cabinati o barche a vela in grado di percorrere il lungo tratto di mare tra le coste turche e quelle salentine. Un altro elemento di differenza è la sicurezza che i trafficanti di esseri umani garantiscono ai migranti nel trasporto”.

Quanto costano le traversate sulle rotte dei trafficanti di esseri umani?

“Dalla Libia si parte verso l’Italia pagando qualche migliaio di euro ma i mezzi utilizzati sono molto meno sicuri e le tragedie avvenute in mare negli ultimi tempi lo confermano. Per arrivare in Puglia, invece, i migranti pagano anche cifre di 6 – 7.000 euro, soprattutto se partono dal mediterraneo orientale, però il tipo di mezzi impiegati garantisce loro molta più sicurezza in mare, dato testimoniato anche dal minor numero di eventi Sar registrati nella nostra area rispetto a quella a sud della Sicilia”.

Che differenze ci sono fra gli scafisti che operano nel Canale di Sicilia e quelli che fanno la spola fra i Balcani e la Puglia?

“La differenza maggiore è senza dubbio la tattica utilizzata dagli scafisti. Mentre dalla Libia i barconi che partono, molto lenti e carichi di centinaia di persone, inviano spesso i messaggi di richiesta di soccorso e comunicano la loro posizione per essere trovati e salvati prima possibile. Gli scafisti che operano nel canale d’Otranto usano tecniche molto simili a quelle utilizzate dai contrabbandieri o dai trafficanti di droga: puntate veloci, spesso di notte, con mezzi molto performanti e con tutto l’interesse a scaricare i migranti e non farsi catturare. La dinamica delle nostre operazioni a mare lo conferma in pieno”.

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“Controllo, quanto più efficace possibile, delle acque del basso adriatico e del canale d’Otranto, integrazione con il dispositivo dei colleghi del Gruppo Aeronavale di Taranto, che coordina anche gli assetti stranieri inviati dall’Agenzia Frontex in quest’area, coordinamento con i reparti del Corpo a terra e con le altre forze di polizia. In mare puntiamo in primis a garantire la sicurezza dei migranti, cercando al tempo stesso di assicurare alla giustizia scafisti senza scrupoli che lucrano sulla disperazione di gente meno fortunata di noi”.

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