Dall'Albania tramite due salentini la droga per la malavita di Bitonto

Otto arresti nella città barese, uno a San Severo e altri due a Muro Leccese e Castrignano de' Greci. L'organizzazione si approvvigionava di marijuana soprattutto in provincia di Lecce

LECCE – I principali fornitori di stupefacenti per la criminalità organizzata di Bitonto? Due salentini doc. A ulteriore riprova di quanto riportato sempre più negli ultimi anni, in merito alle ramificazioni dei sodalizi che trafficano droga, ormai sempre più trans-provinciali. Anzi, trans-nazionali, giacché di mezzo ci sarebbero anche viaggi in Albania. E proprio dai Balcani, come ben risaputo, arriva il grosso di quella droga, principalmente marijuana, che viene poi smistata in Puglia e in altre regioni italiane.

Questo, e molto altro, è emerso nel corso delle indagini che hanno portato all’alba a undici arresti (dieci ordinanze di custodia cautelare in carcere, una ai domiciliari). Se, quindi, a capo del presunto gruppo criminale della città nell’hinterland di Bari ci sarebbe stato un personaggio locale, Salvatore Di Cataldo, per gli approvvigionamenti, frequenti sarebbero stati i viaggi sia nella Capitanata, cioè nel Foggiano, sia nel Salento. E qui, i rapporti sarebbero stati piuttosto stretti con Salvatore Solombrino, 60enne di Castrignano de’ Greci, e Cosimo Miggiano, 35enne di Muro Leccese (nelle foto in basso).      

“Black Sheep” è stata ribattezzata l’operazione condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Bari. I militari hanno eseguito anche sequestro preventivo di beni mobili, immobili, aziende e somme di denaro per un valore complessivo di oltre 750 mila euro. La maggior parte degli arrestati sono della zona di Bari, ovviamente (ben otto), ma fra loro ci sono anche un soggetto di San Severo, nel Foggiano, e, appunto, i due leccesi. 

Le accuse, a vario titolo (e che riguardano principalmente il clan barese): estorsione aggravata dal metodo mafioso, spaccio di sostanze stupefacenti, furto aggravato, trasferimento fraudolento di valori, simulazione di reato e favoreggiamento personale.

Le misure cautelari sono state disposte dal gip presso il Tribunale di Bari su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Stando a quanto scoperto, il vertice del gruppo criminale sovrintendeva alla gestione di tutte le attività illecite del sodalizio, fra cui le estorsioni ai danni di imprenditori di Bitonto e dintorni, costretti a versare periodicamente somme di denaro per esercitare senza pericolose ritorsioni.

Era tuttavia la droga, smerciata sulla piazza locale, a portare i maggiori redditi al sodalizio. E per questo, c’era bisogno d’intessere rapporti anche al di fuori della zona d’origine. Particolare il fatto che il gruppo disponesse, secondo gli investigatori, di una cellula operativa che agiva sotto un’apparente normalità.

“Responsabili della logistica”, per così dire, ovvero addetti al trasporto della droga dai luoghi d’acquisto verso Bitonto, sarebbero stati Vincenzo Screti e la sua compagna, Rosalba Stellacci, che per sviare ogni sospetto usavano spostarsi, nei frequenti viaggi, con il figlio di dieci anni. Una normale famigliola in gita, si sarebbe detto. E fra le gite non mancavano quelle nella patria del barocco, Lecce e il Salento. Ricostruendo la filiera, i finanzieri sono così risaliti a Solombrino e Miggiano, risultati, come detto, i principali fornitori di sostanze stupefacenti. In alternativa, era disponibile Giuseppe Volpe, di San Severo.

SS-2-3Vasto era il giro di spaccio. Secondo i finanzieri, il gruppo sarebbe stato in grado di commercializzare su Bitonto circa 20 chili di droga al mese, per volume di affari di 40mila euro. I finanzieri del Gico di Bari hanno eseguito anche indagini economico-patrimoniali, da cui sarebbe emersa l’assoluta sproporzione dei beni a disposizione degli indagati, rispetto a quanto ufficialmente dichiarato.

Come sempre, oltre alle indagini sul campo, i finanzieri si sono avvalsi anche di intercettazioni telefoniche. Frequenti, a tale proposito, i contatti fra il bitontino Screti e il salentino Miggiano.

CM-3In una di queste conversazioni, Screti, riferito probabilmente alla marijuana, spiega che deve “pur vedere, perché io, giustamente, io non la prendo da solo, noi la prendiamo”. “E come me, io pure lo stesso”, risponde Miggiano. “Siamo due, tre persone che lavoriamo insieme e la prendiamo”, spiega ancora il bitontino. “E lo stesso… dipende quando… il periodo…. noi in genere non siamo stati mai…”, replica il salentino.  “Sì basta la parola mia, però, a volte, il parere di tutti… è meglio”, dice in conclusione Screti.

Ancor più esplicito questo passaggio, in cui l’oggetto di discussione sembra essere chiaramente la marijuana, le cui coltivazioni hanno subito un grosso colpo per intervento delle forze dell’ordine. “Tu devi andare a caricare?”, chiede Screti per telefono a Miggiano. “Si – risponde -, ma non ce n’è molta, non è un problema mio, io sono andato proprio in Albania… Io oggi dovevo partire e non sono andato perché la nave non c’era… C’è brutto mare. Domani parto, sto partendo. Ma là hanno bruciato tutto, non c’è niente”. “Sì lo so”, risponde il bitontino. “Stanno facendo tutto con le lampade, tutta quella che c’è mo’… è tutto, mi ha detto, è il raccolto di un anno e mezzo fa”, illustra in conclusione il salentino.

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