Dall'omicidio di Scu al traffico di droga, la storia criminale di De Matteis

Quello del 42enne, uno degli arrestati nell'operazione "Amici miei", è un cognome noto alle cronache. Avrebbe fornito lui la cocaina all'albanese "Sem", ritenuto a capo dell'organizzazione

LECCE – A capo dell’associazione, operante sul territorio di Taviano, Gallipoli e dintorni, secondo quanto emerso dalla lunga attività d’indagine dei carabinieri della compagnia di Gallipoli, coordinati dal capitano Francesco Battaglia, e contestato dalla Dda di Lecce, c’era Saimir Sejdini (detto Sem), 27enne albanese residente a Taviano. Un nome già emerso nella maxi operazione ribattezzata “Coltura”, come la Madonna di Parabita, condotta dai carabinieri del Ros nei confronti del clan “Giannelli”, in cui il 27enne, assistito dall’avvocato Stefano Stefanelli, ha patteggiato una condanna, ormai definitiva, a 2 mesi e venti giorni. Ben più gravi le accuse, con una sorta di scalata criminale, nella nuova operazione, denominata “Amici miei”, che ha portato all’arresto all’alba di oggi.

A rifornire Sejdini, secondo quanto contestato nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Simona Panzera, era Vincenzo De Matteis, 42enne di Taviano, assistito dall’avvocato Biagio Palamà. Quello di De Matteis è un cognome noto alle cronache. Vincenzo, ha già scontato una lunga condanna per l’omicidio di Luciano Stefanelli, boss emergente della Sacra corona unita, freddato a colpi di kalashnikov il 17 luglio del 1995 nella centralissima via Santa Croce a Taviano. De Matteis fu arrestato poco dopo l’omicidio, a soli 19 anni. Fu il collaboratore di giustizia Antonio Rizzo a raccontare i particolari dell’agguato, ordinato dal boss Vito Paolo Troisi, a capo dell’omonimo clan, come ritorsione all’attentato subito il 13 marzo del 1994.

Senza titolo-1-13-52Stefanelli sfuggì a un primo agguato quattro mesi prima, ma fu crivellato di colpi mentre era a bordo della sua auto. Del “gruppo di fuoco” facevano parte Vito Paolo Troisi, in auto con Marco Rizzo (fratello del collaboratore); Pasquale Ungaro, di Alliste; e Angelo Salvatore Vacca, di Racale. Rizzo, Vacca e Troisi sono stati condannati all’ergastolo. Il nome del boss (arrestato da latitante nel 1995 in un appartamento di Ostia) è tornato alle cronache negli anni scorsi, per uno strano caso del destino la sua storia si è incrociata con quella di Mauro Romano, il bimbo svanito nel nulla a Racale la sera del 21 giugno 1977.

Per l’omicidio Stefanelli De Matteis è stato condannato nel 1998 a 22 anni e dieci mesi (così come Ungaro). Secondo il “pentito” il giorno dell’agguato viaggiava a bordo di uno scoter e tallonava la vittima, prima che il gruppo entrasse in azione. La condanna, già scontata dal 42enne, è diventata definitiva nel 1999. Vincenzo è il fratello di Luigi De Matteis, 38 anni, detto “Musci”, di Taviano, che sta ancora scontando una condanna definitiva a 28 anni di carcere per l'omicidio di due giovani di Taviano, Roberto Cortese e Salvatore Musarò, uccisi nel gennaio 2002 all’età di 21 anni e ritrovati poi sepolti in una discarica alla periferia di Casarano. Storie di morte e faide, omicidi e condanne, pagine di quel complesso e terribile romanzo criminale scritto nel Salento negli ultimi trent’anni.

Nell’aprile del 2017 Vincenzo De Matteis fu fermato, con altri due degli arrestati nel blitz di oggi, Pasquale Di Battista e Domenico Scala, dai carabinieri della compagnia di Gallipoli nelle campagne di Taviano. I tre furono sopresi durante uno scambio di un pacchetto con 100 grammi di cocaina pura da un’auto all’altra, tramite il finestrino. Non sospettavano che le due persone presenti nelle campagne di Taviano, apparentemente un contadino e un runner, erano in realtà due carabinieri appostati in attesa dello scambia del prezioso carico di sostanza stupefacente. I militari dell’Arma da tempo seguivano le loro mosse. De Matteis e Scala hanno patteggiato una condanna a 3 anni e mezzo, Di Battista è stato condannato a 4 anni in abbreviato.

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