Cronaca

Dall'ubriachezza all'acido lattico: ecco quando non chiamare l'ambulanza

E' diventato virale, anche sulle bacheche degli operatori di 118 e Cri salentini, un decalogo che illustra casi assurdi

L’abbiamo ritrovato, dopo una segnalazione, sulla pagina Facebook de “Gli angeli del soccorso”, gruppo al quale aderiscono anche diversi operatori di 118 e Croce rossa salentini. Potremmo chiamarlo il decalogo della telefonata superflua: quando non richiedere un’autolettiga.

Laddove basterebbero, magari, un paio di cerotti o un po’ di sonno, spesso si pretende l’arrivo dell’esercito della salvezza. Rischiando magari di far morire dissanguato chi ha la vita appesa veramente a un filo. E’ un testo scritto di getto da chi ne ha viste tante, troppe. E che ci ha riportato alle folli notti salentine, quando la popolazione residente aumenta a dismisura e i telefoni diventano roventi.

Decine, a volte centinaia di richieste al 118, purtroppo in più di qualche caso per questioni futili. Vicende risolvibili con poco. Come nel caso di molti avvinazzati che, al primo vomito (normale, se bevi alcool allo stesso modo in cui un cammello ingurgita acqua), si aggrappano al telefono e pretendono un’ambulanza. Ma un’ambulanza non è per sempre, come il fatidico diamante. Ha una sua funzione precisa. Sta a noi capire se davvero ne abbiamo bisogno.

Qui sotto il testo. Dato che scritto di getto, l’abbiamo solo levigato in qualche imperfezione.

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“Vorrei dire a tutti coloro che compongono il 118 per richiedere un soccorso di pensare un attimo alla parola soccorso e al suo significato... Far accorrere un’ambulanza perché “ho mal di denti” (in pronto soccorso non esiste dentista), “ho bevuto troppo e ora ho la nausea” (adolescente fuori da nota discoteca), “tre ore fa avevo 38,5 di febbre e ora con la tachipirina è scesa solo a 37,5”,
“hanno minacciato il mio cane e ora mi sento agitata” (alcuni dei casi realmente accaduti nel recente), il più delle volte casi in cui il presunto paziente rifiuta la barella e si siede a chiacchierare con i soccorritori, non solo è un abuso del servizio ma sguarnisce il territorio di circa la metà dei mezzi di soccorso disponibili.

Effettuare questo tipo di trasporto (un’ambulanza di soccorso di base non lo può rifiutare) e sapere che in quel momento una vittima di un incidente potrebbe dover aspettare per venti minuti i soccorsi fatti accorrere dalle sedi limitrofe, è frustrante per chi fa soccorso, ma soprattutto è follemente ingiusto per la persona che sta rischiando la vita distesa sull'asfalto.

Tutti tacciono su questo malcostume perché un'ambulanza ormai non si rifiuta a nessuno, basta fare il numero magico 118 e verrà mandata. L'operatore di centrale che si sente dire che si hanno dolori allo stomaco può ipotizzare un problema cardiaco (non che l'utente si è rimpinzato di popcorn e coca cola al cinema, come scoperto all'arrivo, successa anche questa poco tempo fa), quindi chi vorrà ancora usufruire del servizio perché ha crampi alle gambe e fa fatica camminare per poi comunicare all'arrivo dell'ambulanza che le gambe sono indolenzite perché nel pomeriggio ha fatto troppo footing (successa realmente anche questa), pensi che poco dopo aver impegnato l'ambulanza, qualcuno potrebbe rischiare la vita perché proprio quell'ambulanza era l'ultima operativa disponibile...

Dopo averci pensato, se ne è ancora convinto lo faccia comunque: il trasporto non si rifiuta a nessuno...
Nota: la presente è espressione a titolo personale, non costituisce comunicato C.R.I. o 118”.

***

Ma probabilmente, in cuor loro, tutti quelli che lavorano nel settore, sottoscriveranno. Il fatto è che manca una cultura in materia. Come in troppe altre cose, in Italia. Chiedetelo a chi, una notte, partì da Torre Lapillo per il morso superficiale di un gatto. 

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