Dalla Chiesa agli studenti, il movimento trasversale attorno al caso del gasdotto

Prende posizione l'arcivescovo, mentre continua la baruffa politica. Poli: "Ricorso alla Corte di giustizia europea". Tanta solidarietà ai manifestanti. Ma Tap denuncia: "Non tutti sono pacifici"

Nella foto, alcuni manifestanti.

LECCE – Dall’invito a una riflessione profonda sul senso della difesa della natura, a quello a unirsi per un ricorso alla Corte di giustizia europea; pochi argomenti come quelli che vedono al centro l’opera che il consorzio Tap sta mettendo in piedi, hanno avuto un tale impatto da avvicinare nel Salento, in modo trasversale, istituzioni, movimenti, personaggi spesso lontani, se non addirittura in contrasto fra loro su altri versanti.

E più avanzano i lavori sul gasdotto, più emergono posizioni e punti di vista, idee, perplessità, richieste, appelli. In qualche caso registrato proprio in questi giorni, va detto, con  ritardo rispetto al dibattito aperto da anni. Come se fosse stato necessario attendere i lavori concreti prima di esprimere un'opinione. 

Tutto questo, senza che manchi il solito rimpallo di accuse sulle responsabilità politiche per la scelta dell’approdo, in quel di San Foca. Con la Regione vista da molti come portatrice di una doppia faccia. Così come dal fronte Tap si mette un punto sull'intera vicenda: “Non tutta la protesta è pacifica”. Menzionando anche il lancio di una bomba carta nel cantiere, la scorsa notte.   

CHIESA, ARCI, STUDENTI: UN CORO DI PERPLESSITA’

DSC_0213-3Oggi anche la Chiesa di Lecce prende posizione. E lo fa per voce dell’arcivescovo Domenico D’Ambrosio. Lo fa in modo netto, piuttosto chiaro. Forse sarebbe troppo interpretarla come una scomunica tout court dell’opera, ma è evidente come l’ago della bilancia penda verso chi manifesta contro. “Com’era prevedibile, la sentenza del Consiglio di Stato – commenta l’arcivescovo – non sarebbe riuscita ad annullare e a cancellare di colpo le paure e le motivazioni dei manifestanti. Sarebbe ora necessaria una pausa che offra ulteriore spazio alla riflessione ma anche all’ascolto delle ragioni del territorio che forse fino ad oggi in parte è mancato”.

Monsignor D’Ambrosio prende anche spunto dagli scritti di Papa Francesco, al numero 67 della “Laudato sì”, l’enciclica sulla cura della casa comune. “È importante –scrive il Pontefice - leggere i testi biblici nel loro contesto […] e ricordare che essi ci invitano a «coltivare e custodire» il giardino del mondo (cfr Gen 2,15). Mentre «coltivare» significa arare o lavorare un terreno, «custo¬dire» vuol dire proteggere, curare, preservare, conservare, vigilare. Ciò implica una relazione di reciprocità responsabile tra essere umano e natura. Ogni comunità può prendere dalla bontà della terra ciò di cui ha bisogno per la propria sopravvivenza, ma ha anche il dovere di tutelarla e garantire la continuità della sua fertilità per le generazioni future”.

D’Ambrosio menziona anche ciò che i vescovi del Salento avevano scritto due anni esatti or sono, nel messaggio pasquale del 2015, in un momento di crisi economica molto avvertita, in cui, manifestando solidarietà e vicinanza, in un passaggio preciso avevano detto: “A volte, la ricerca di fonti energetiche mette a rischio un patrimonio di bellezza che dà gioia alla vista ed è un naturale volano di sviluppo turistico e culturale”.

“Il mio – conclude quindi oggi D’Ambrosio – è un accorato appello affinché, attraverso il dialogo e il sereno confronto tra le parti coinvolte, si cerchino soluzioni, le più opportune per il rispetto delle popolazioni e delle future generazioni ma anche per la salvaguardia di un ambiente, il nostro, troppo spesso ‘turbato’ dalle esigenze dello sviluppo e del progresso”.

Al presidio No Tap partecipa anche Arci di Lecce, presieduta da Anna Caputo. Che condanna l’uso dei muscoli. “Lo Stato che si pone a difesa di un interesse economico forte – tuona -, non può usare la forza nei confronti delle legittime istituzioni locali e delle tante persone e realtà organizzate che si stanno opponendo con metodi pacifici all’avvio dei lavori”.

Il messaggio che lancia è semplice e diretto, e sembra ricalcare proprio la riflessione finale dell’arcivescovo: “Non si può realizzare un’opera di queste proporzioni contro la volontà del territorio”. “Sono anni che è nota a tutti l’opposizione e la contrarietà del Salento a Tap – aggiunge Anna Caputo -, la politica che ha governato la Puglia e l’Italia durante tutto il periodo in cui si è svolto l’iter autorizzativo dell’opera ha dimostrato nei fatti di voler imporre questo gasdotto, abdicando il proprio ruolo di rappresentanza che, se esercitato correttamente, avrebbe portato quantomeno all’individuazione di un approdo diverso da quello attuale”.

Non manca poi una considerazione più ampia. “Per noi – conclude - non è indifferente neanche l’origine degli interessi a monte di quest’opera: interessi che coincidono con quelli di un regime autoritario, quello dell’Azerbaigian di Nazarbayev, nei confronti del quale, più che fare affari, l’Unione Europea dovrebbe esprimere posizioni di condanna”.

Ci sono poi gli studenti, in campo, e anche loro rimarcano la “repressione” che porta “il volto di uno Stato che, invece di ascoltare le istanze e provare a comprendere la ribellione della popolazione locale, preferisce aggredire i resistenti che provano coraggiosamente a preservare la bellezza del proprio territorio”. A parlare è Rosanna Carrieri, coordinatrice di Link Lecce.

“L’espianto di duecento ulivi e la realizzazione della Tap è la dimostrazione di un Paese succube di logiche che prediligono interessi economici a discapito della sacrosanta facoltà dei popoli di scegliere per la loro terra”, aggiunge. “Non possiamo accettare di immolare la preziosa ricchezza di duecento ulivi e la salubrità del nostro ambiente per un’assurda idea di progresso imposta dall’alto, che non risponde in alcun modo ai bisogni del territorio”.

“Come studenti – conclude -, saremo in prima linea a incoraggiare la resistenza pacifica contro questa violenza legalizzata, e continueremo a promuovere l’informazione nei luoghi della formazione e a mobilitare i cittadini per la difesa del territorio”. In tutta la Puglia, c’è da aggiungere, gli studenti stanno manifestando la propria solidarietà ai manifestanti No Tap attraverso una fotopetizione lanciata dalla Rete della Conoscenza Puglia e diffondendo videotestimonianze degli studenti presenti al presidio.

POLITICA: DALLE PROPOSTE ALLE ACCUSE

Adriana Poli Bortone FI-2Adriana Poli Bortone di Forza Italia, ex sindaco di Lecce, prova “dolore” nel “vedere sradicare alberi a Melendugno”. E chiama in causa, come responsabilità politica, soprattutto l’ex governatore di Puglia, Nichi Vendola. Da lei, poi, che per anni ha indossato la fascia di primo cittadino, solidarietà ai sindaci di Melendugno e del territorio. Con tanto di proposta: “Fare tutti insieme un ricorso urgente alla Corte di giustizia europea, per far sì  che le istituzioni europee, al di là dei dibattiti  qualche volta rituali e retorici, si impegnino ad intervenire in materia con la stessa urgenza  con cui il Consiglio di Stato, in Italia, in soli sette giorni, è riuscito ad emettere una sentenza”.

Per Adriana Poli Bortone questa potrebbe essere “l'ultima chance” per un “territorio devastato dalla volontà politica di una amministrazione regionale che non ha saputo (o forse voluto) difenderlo non dando alle istituzioni locali il luogo della concertazione per la progettazione e la programmazione nel territorio pugliese”. Ma la frecciata finale tocca al ministero dell'Ambiente e del territorio e del mare. “A noi – conclude - pare che la sua mission in questo caso sia completamente fallita”.

Per il presidente del gruppo consiliare Articolo 1 – Mdp, Ernesto Abaterusso, “le prove di forza che si sono registrate nelle scorse ore da parte della polizia andavano assolutamente evitate. Il rischio è sempre quello di esasperare ulteriormente gli animi”. La bacchettata è rivolta soprattutto ai parlamentare del Pd, di cui denuncia “l’assordante silenzio”. “Forse troppo occupati a portare avanti la campagna congressuale, preferiscono scaricare il fardello sulla Puglia piuttosto che attivarsi, in tutte le sedi opportune, per trovare una soluzione al problema e interrogare il ministro competente per chiarire sulle forze dell’ordine che caricano i cittadini e i loro rappresentanti istituzionali mentre lottano pacificamente per difendere la loro terra”.

Dito d’accusa puntato soprattutto sul viceministro Teresa Bellanova. “Non era lei che fino a qualche anno fa annunciava in pompa magna che si sarebbe incatenata pur di impedire la realizzazione del gasdotto sul litorale salentino mente oggi fa parte di un Governo che invia le forze dell'ordine contro cittadini che manifestano in maniera pacifica il loro legittimo dissenso?”

Caustico, sul tema, anche il coordinatore provinciale di Alternativa popolare, Luigi Mazzei. “La protesta di oggi – ha commentato - avviene in conseguenza delle ‘non scelte’ della Regione Puglia a guida Vendola. La Regione doveva farlo dal 2011, anno in cui si presentò il progetto definitivo che prevedeva la localizzazione dell’opera proprio a San Foca. Doveva farlo quando la Tap aveva presentato una rosa di siti idonei alternativi per avere il coraggio di scegliere in concertazione con il territorio il luogo migliore, che certamente poteva essere quello della zona industriale di Brindisi”.

“Sentire oggi Vendola ed Emiliano unirsi al coro di protesta fa ancora più rabbia: tentano di smarcarsi dalle loro responsabilità quando, invece, sono complici a tutti gli effetti insieme alla sinistra e all'intero Pd, che ricordiamo anche allora guidato da Michele Emiliano, della situazione difficile in cui oggi il Salento si trova”.

Dal Movimento 5 stelle, qualche commento sarcastico, come nel caso del candidato sindaco di Lecce, Fabio Valente. “ In questi giorni di mobilitazione contro Tap, osservo con piacere chi negli anni passati era assente o era defilato o era pro-Tap ed oggi è lì in prima fila a difendere il territorio. Ben vengano tutte le prese di posizione contro quest'opera assurda, ma che non si usasse strumentalmente questa battaglia per racimolare qualche voto in più per la città di Lecce, una battaglia politica che non nasce oggi e che ha visto sempre il Movimento 5 Stelle in prima fila contro il gasdotto”.

Valente lunedì mattina ha avuto modo di interloquire con i ragazzi di una scuola superiore di Martano. “Convintamente erano vicini alle tesi sostenute sull'inutilità dell'opera, la crescita della cittadinanza attiva parte da giovani come loro”. E auspica che Emiliano “si faccia promotore di tutte le azioni per fermare questo scempio del nostro territorio, così come promise in campagna elettorale nel 2015. Noi non dimentichiamo”.

Un altro candidato sindaco del capoluogo, Luca Ruberti di Lecce Bene Comune, sottolinea il dispiegamento di forze di polizia nell'area del cantiere: "L'istinto di conservazione del potere gioca brutti scherzi: dota il malcapitato di turno di uno zelo particolare in una svolta a destra insistita e continua che è ormai una costante per molti politici di antica provenienza progressista. Da qualche tempo tocca al neo ministro Minniti. Il quale, dopo aver sapientemente cambiato corrente all'interno del partito di appartenenza, investe se stesso del compito di dare allo Stato il piglio autoritario che non erano riusciti a dare Maria Elena Boschi e Matteo Renzi, con la legge di revisione costituzionale. Quella bocciata del referendum del 4 dicembre".

Sulle uscite delle ultime ore di Emiliano, circa la possibilità di un approdo nel nord Salento, il capogruppo M5S Gianluca Bozzetti, brindisino, accusa: “Ai cittadini che vivono nelle zone di Squinzano e Cerano possiamo già dire che la Regione li ritiene cittadini di serie B? Dobbiamo chiedergli di trasferirsi altrove?”

“Esistono dunque - prosegue - cittadini e territori di serie A da salvare e cittadini e territori di serie B che possiamo mandare al macello? La vita di chi è già costretto ogni giorno a vivere a contatto con i veleni della centrale non ha alcun valore per il presidente della Regione che oggi sembra affermare che un pericolo in più per la loro salute non sarebbe un problema? La Regione Puglia ha già deciso di condannarli?”

Il consigliere brindisino prosegue ribadendo la linea M5S contro il Tap, ovunque: “Il 50 per cento della rete gas nazionale è inutilizzata, perfino Eni dichiara di essere in oversupply. Il gas di Tap non serve all’Italia, né tantomeno alla Puglia dal momento che continua a sfruttare una fonte fossile anziché fonti rinnovabili e non serve nemmeno a renderci indipendenti energeticamente dall’estero. Dunque il Tap non si deve fare né a Melendugno né tantomeno nell’area di Cerano”.

Idem secondo il deputato Diego De Lorenzis, componente del M5s in Commissione trasporti. “Sono ridicole le richieste di Emiliano sullo spostamento del terminale Tap - commenta - perché sono state già analizzate le alternative e risultano avere un impatto ambientale addirittura maggiore di quello attuale. L’unica soluzione è non fare il Tap".

"Emiliano è in piena sintonia con il Pd nazionale e vuole il Tap, ma per fare carriera all’interno del Pd, cerca di far intendere che sia diverso dal resto del partito. Vergogna, strumentalizza questa vicenda drammatica con il solo scopo di diventare segretario del Pd, speculando sulla Puglia. Emiliano aveva strumenti giuridici per opporsi e dare concretamente degli strumenti amministrativi per evitare questo scempio ma è troppo impegnato e distratto da un equilibrismo tra mantenere il consenso popolare e  quello nel partito”.

Per il consigliere regionale de La Puglia con Emiliano, Giuseppe Turco, tarantino, quella di questi giorni è “una triste pagina per la democrazia della nostra terra. Cariche e manganelli non servono a nulla”, esprimendo “massima solidarietà ai manifestanti”. “Rispettiamo le forze dell’ordine – precisa - ma le cariche contro i cittadini e i rappresentanti istituzionali, pur se dettate da ordini superiori, potevano essere evitate”.

“I poliziotti sono anche loro figli di questa terra e dovrebbero stare al fianco delle madri, dei padri, dei fratelli e delle sorelle pugliesi. Mi viene in mente in queste ore l’immagine bellissima dell’estate scorsa di una manifestante anti-Ilva che viene abbracciata da un poliziotto. Ecco, non perdiamo lo spirito di quella foto. Niente violenze, ci si confronti pacificamente”.

LA POSIZIONE DI TAP: “ANCHE VIOLENTI FRA I MANIFESTANTI”

IMG-20170329-WA0008-2“Tap ha profondo rispetto per chi manifesta pacificamente il proprio dissenso e conferma per l’ennesima volta la sua disponibilità a confrontarsi con chi vuole fare proposte”. Esordisce così una nota stampa della società Trans Adriatic Pipeline arrivata nel pomeriggio. Che così prosegue: “Anche per questo riteniamo necessario segnalare invece la presenza di comportamenti violenti all’interno della protesta contro il progetto”.

“Nelle ultime ore sono state registrate minacce nei confronti di partecipanti ai progetti finanziati da Tap sul territorio, di partner di questi progetti e persino nei confronti degli operai che stanno facendo il proprio lavoro in cantiere nel pieno rispetto della legge, come confermato appena l’altro ieri dalla sentenza del Consiglio di Stato”, prosegue la nota stampa.

“Tutti i soggetti destinatari di questi atteggiamenti intimidatori hanno regolarmente sporto denuncia alle forze dell’ordine nelle ultime ore”. “Altri comportamenti violenti sono stati registrati nell’area di cantiere. Questa notte è stata lanciata una bomba carta contro la recinzione; uno striscione con esplicite minacce di morte a uno dei nostri colleghi è esposto in cantiere tra i manifestanti senza che nessuno, a partire dai soggetti istituzionali presenti da giorni in agro di Melendugno, abbia preso le distanze da questi comportamenti”.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

“È stata inoltre lanciata una torcia accesa all’interno dell’area di cantiere, mettendo a rischio l’incolumità di chi sta lavorando al trasferimento temporaneo degli ulivi”. La nota stampa prosegue, rimarcando anche che “sulla pagina Facebook del presidio No Tap è stato riportato un elenco di tutte le aziende e i soggetti che lavorano con Tap, con “fini non ben chiari” rispetto a tutti coloro che collaborano con il progetto”.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Duplice omicidio: muoiono un uomo e una donna, ricercato l’autore

  • Muore sotto la doccia, la tragica scoperta dei genitori al rientro a casa

  • Duplice omicidio: autopsia sui corpi delle vittime, perquisizioni nelle case

  • Impeto e rabbia, dinamica di un duplice omicidio su cui s'interroga una città

  • Per Emiliano la riconferma alla guida della Regione: ampio vantaggio su Fitto

  • Negli sportelli dell'auto, cocaina per due milioni, arrestato un 43enne

Torna su
Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...
LeccePrima è in caricamento