Dalla droga “empatizzante” a quella dell’isolamento: la siringa è ancora di moda

A spiegarne i processi è Salvatore Della Bona, medico legale, criminologo e responsabile del Dipartimento dipendenze patologiche

Il Dipartimento Dipendenze patologiche, a Maglie

LECCE-  Eroina per automedicare le sofferenze, poi la discesa negli inferi. Psicologici e fisici.  A dispetto della cocaina, “droga della comunicazione” ed “empatizzante”, come spiega il criminologo, l’eroina resta ancora quella preferita per creare uno stato di isolamento. Una sorta di pellicola impermeabile attorno alle proprie fragilità. Sono tredici, in tutta la provincia, gli ambulatori dei SerD, i Servizi per le Dipendenze della Asl di Lecce. Si tratta degli ex SerT. Mentre in precedenza erano specializzati sull’assistenza agli assuntori di sostanze stupefacenti, ora il fenomeno delle dipendenze è stato riconosciuto come patologia in senso lato: ci sono quelle tradizionali alle quali si sono affiancate ”nuove” dipendenze come quella dall’alcol, dal gioco d’azzardo, ma anche dal sesso e dalla tecnologia. Veri e propri disturbi comportamentali che l’Azienda sanitaria cerca di contenere con l’istituzione anche di “unità speciali”.Salvatore Della Bona-2

Esiste, per esempio, quella specializzata nella dipendenza da alcol, a Gagliano del Capo, o quella cosiddetta di “doppia diagnosi”, a Gallipoli, che tratta pazienti che abusano di sostane e che, contestualmente, soffrono di patologie psichiatriche gravi. Infine, vi è anche un ambulatorio del SerD all’interno del carcere di Borgo San Nicola, a Lecce, per offrire i servizi di assistenza ai detenuti. Salvatore Della Bona, criminologo e medico legale, è il responsabile provinciale e figura di raccordo di tutte le strutture.

Quali sono i campanelli di allarme che possono lasciar intravedere un possibile, futuro utilizzo di eroina?

“Difficile separare in maniera netta, soprattutto fra i più giovani, i comportamenti tipici dell’adolescenza e una predisposizione alla dipendenza. Spesso, però, constatiamo che vi è un certo atteggiamento fra i genitori a mettere la testa sotto la sabbia. Quando un ragazzino mostra una spiccata chiusura in se stesso, o una apatia eccessiva, come anche la svogliatezza nell’andare a scuola, è bene farsi qualche domanda”, spiega l’esperto.

Chi è che si rivolge al SerD? Come può un tossicodipendente arrivare a chiedere aiuto?

“La metà dei pazienti che si rivolge da noi è un assuntore di eroina ma ha fatto, o fa tuttora, anche largo uso di altre sostanze come cannabinoidi, alcol e cocaina. Al momento, sebbene nel Salento sia un fenomeno quasi impercettibile, comincia ad affacciarsi anche il problema dei cannibinoidi sintetici, diffusi all’estero, e di ecstasy. Difficilmente sarà un ragazzino a chiedere aiuto. L’iter è piuttosto lungo: se si fa uso di eroina si dovrà dapprima riconoscere il problema. Nel caso degli oppiacei, le droghe cosiddette “dell’isolamento”, si riconosce la propria dipendenza soltanto quando cominciano a farsi più frequenti le crisi di astinenza, o i soldi non bastano più. I parenti, i genitori in primis, a un certo punto non sono più disposti a cedere denaro perché insospettiti dalle continue richieste. Nè, a un certo punto,  è più possibile rubare i gioielli di famiglia".

Il fenomeno riguarda classi sociali più deboli, come quella degli stranieri?

“Tutt’altro. Almeno per ciò che riguarda consulenze e assistenza presso i SerD, si tratta per lo più di individui italiani. Non tutti  ma, spesso, hanno anche un elevato tasso di scolarizzazione. Discorso che vale soprattutto per la cocaina, ma anche per problemi legati all’eroina si sono presentati da noi professionisti. Inclusi medici o figli di medici”.

Qual è il dato nuovo che emerge circa l’uso di eroina? E’ aumentato? I più giovani, essendo maggiormente informati rispetto ai coetanei degli anni Ottanta, sono fuori pericolo?

“Purtroppo non è così. L’eroina viene assunta anche in altre forme (vedi articolo di apertura, ndr). Iniettarsela con una siringa è considerato un gesto da “scoppiati”. Eppure, c’è uno studio nazionale, eseguito da Cnr di Pisa, basato su un monitoraggio e una intervista fra i ragazzi di età compresa fra i 15 e i 19 anni, E’ uno studio effettuato in tutto lo Stivale, coinvolgendo le scuole. Ciò che emerso è che l’un per cento delle decine di migliaia di studenti intervistati, ha fatto esperienza di eroina per via endovenosa. E’ un dato apparentemente innocuo che, invece, è preoccupante”.

Quali sono i danni? Che cosa trova di invitante un ragazzo nel “buco”?

“C’è chi la sniffa e chi la fuma, pensando che i danni siano inferiori. Non è affatto così: chi ricorre alla siringa lo fa per accelerare i tempi degli effetti. Di solito, ci si approda dopo abusi di altra natura. Dopo forti scompensi di natura psicologica, causati per esempio dall’uso di cocaina, un ragazzo sente la necessità di placare quello stato di eccitazione. Allora, per colmare quello scompenso, ricorrerà alla droga opposta, l’eroina: questa avrà effetti rilassanti e aiuterà ad estraniarsi. Quella richiesta di compensazione, peraltro, non viene necessariamente dopo la cocaina. Oggi, infatti, essendo diventati accessibili i costi di qualunque droga, i ragazzi hanno la possibilità di sballarsi con un costo di appena cinque o dieci euro: questo il prezzo di una pasticca”.

Gli stupefacenti costano meno perché “tagliati” male? Che effetti possono provocare?

“Persino ex assuntori, in cura presso i nostri centri dagli anni Novanta, trovano "disgustosa" l’eroina  attuale. Non è dato sapere che cosa conteng la droga e, spesso, viene mischiata a sostanze di ogni tipo, Tachipirina inclusa. Con effetti e danni neurologici di grossa portata. Viene assunta perché agisce sulla dopamina, il neuromediatore che il corpo umano produce autonomamente per regolare il sistema del piacere, quello della gratificazione. Le droghe vanno a stimolare la produzione di quella sostanza, agendo su alcune vescicole che si trovano nelle terminazioni nervose. Chi giunge da noi, lo fa spesso con danni cerebrali notevoli, sui quali si deve poi intervenire per anni. Ma, ancora peggio, si finisce in pronto soccorso con complicazioni dell’apparato cardiocircolatorio”, conclude il criminologo.

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