Dalla tentata estorsione a un imprenditore neretino l'inchiesta sul clan di Gela

Roberto Sechi, considerato uno dei referenti del clan dei Fiadanca, ospitò un suo concittadino ricercato dai crabinieri di Lecce

LECCE – E’ partita Da Nardò, dall’indagine sulla tentata estorsione a un imprenditore e sul tentato omicidio di Gianni Calignano l’inchiesta che ha portato a Genova all’arresto e al sequestro di beni di Roberto Sechi genovese 52enne, considerato uno dei referenti del clan dei Fiadanca di Gela nel capoluogo ligure.

A portare gli inquirenti sulle sue tracce è stata la decisione di accogliere a Genova Rocco Falsaperla, altro affiliato al clan dei Fiandaca, che nel giugno 2016 era stato arrestato a Genova dopo avere partecipato al tentativo di estorsione ai danni di un imprenditore neretino nel maggio 2016. La Procura di Lecce e il Nucleo investigativo dei carabinieri hanno seguito le tracce di Falsaperla, 45enne di Gela, sino a Genova, scoprendo che l’uomo aveva trovato rifugio da un conoscente residente nel capoluogo ligure: Roberto Sechi, già condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso nel 2006 nell’ambito di un’inchiesta sulle scommesse illegali e sottoposto a una misura di confisca dei beni 4 anni dopo, nel 2012. Per quei fatti Falsaperla, che nel capoluogo ligure aveva trovato ospitalità e lavoro, è stato condannato in primo grado a quattro anni.

L’indagine della Procura del capoluogo salentino ha portato a investigare sugli affari del clan Fiadanca e sugli affari di Sechi, tornato più che mai attivo.

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