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Dalle violenze nacque una bimba, 17 anni al padre nonno

In primo grado, l’uomo era stato condannato a 30 anni di reclusione, ma per i giudici d’appello su alcuni degli episodi contestati è intervenuta la prescrizione. Confermato il risarcimento alla vittima

LECCE - Quasi dimezzata in appello la condanna inflitta in primo grado a un 54enne del Basso Salento accusato di aver violentato per quindici anni la figlia e di averla resa madre, dopo un precedente aborto. Questo in considerazione del fatto che la Corte (composta dal presidente Giovanni Surdo e dai giudici Antonia Martalò e Adele Ferraro) ha ritenuto che su alcuni degli episodi contestati (quelli fino al 2008) fosse intervenuta la prescrizione, in linea a quanto in più sedi aveva sollevato la difesa, con gli avvocati Luigi e Arcangelo Corvaglia.  

A valutazioni diverse erano invece giunti i giudici di primo grado con la sentenza emessa lo scorso dicembre dalla prima sezione penale rispetto alla quale, ieri, la Procura generale, rappresentata dal sostituto Maria Rosaria Micucci, aveva chiesto la conferma. Ma il nuovo dispositivo (le cui motivazioni saranno depositate entro sessanta giorni) ha lasciato inalterato solo il risarcimento del danno disposto nei riguardi della vittima, parte civile con l’avvocato Erlene Galasso.

A rendere inequivocabili le accuse mosse dall’inchiesta sfociata nel dicembre di due anni fa nell’arresto dell’uomo, fu il test del dna, rispetto al quale sono stati condotti ulteriori accertamenti anche nel processo d’appello e che hanno confermato la paternità.

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