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Danni nel cimitero: sfondata a colpi di pietra la porta di una cappella

Profondo sdegno a Gallipoli per l'episodio che ha riguardato una famiglia locale. Il fatto è stato denunciato ai carabinieri. Movente ignoto, ma in passato, nel camposanto locale, si erano già verificati violenti atti di vandalismo

GALLIPOLI – La notizia ha fatto in poche ore il giro di Gallipoli, suscitando amarezza e un profondo sdegno. Chi, questa mattina, si è recato in visita presso il cimitero, ha potuto “ammirare” di persona l’opera di distruzione messa in atto da ignoti, il cui scopo non era però affatto chiaro: una delle due ante di cristallo di una cappella è crollata, letteralmente andata in frantumi, usando un grosso masso.

La cappella in questione ospita le spoglie di Leonardo Villanova e del figlio Antonio, scomparso prematuramente. Il primo, in particolare, era stato negli anni ’60 anche calciatore nelle formazioni locali. Persone conosciute e stimate nella Città Bella, ma che non hanno mai rivestito cariche particolari. Insomma, nell’arco della loro esistenza terrena, comuni cittadini, il che non fa supporre a un atto mirato. Date le circostanze e il luogo, tutto sembra ricondurre più a un gesto vandalico fine a sé stesso o, forse, dettato dalla speranza di trovare nella cappella qualcosa di valore. Tant’è: non sembra che sia stato rubato nulla.

L’episodio, avvenuto nel corso della notte è stato denunciato dall'avvocato Monica Villanova, figlia di Leonardo, presso la compagnia locale dei carabinieri. E non si sono verificati altri danneggiamenti. Quella dei Villanova, l’unica cappella colpita. Forse, i malintenzionati sono stati attirati proprio da quella porta a vetri particolarmente esposta e hanno pensato che fosse un obiettivo facile da abbattere. D’altro canto, la stessa avvocata ha dichiarato ai militari di non avere alcun sospetto e non ha saputo darsi una spiegazione per il gesto.

Fra i primi a far circolare la notizia è stato Flavio Fasano, consigliere comunale di Gallipoli Futura, che di Leonardo Villanova era amico fraterno. “Un gesto schifoso – ha detto, senza mezzi termini - che merita ripugnanza e sdegno profondo. Il sentimento ed il rispetto per i defunti impone un forte biasimo”.

Non è certo la prima volta che ignoti provocano danni nel camposanto gallipolino. Il 1° novembre del 2016, il caso più eclatante, quando qualcuno, forse nutrendo rancori personali verso il custode, mise fuoco al suo ufficio e riempì i muri di scritte offensive nei suoi confronti. Un paio  anni prima, nel novembre del 2014, sempre nel cimitero sparì anche lo stemma della nobile e storica famiglia locale Zacheo.

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