Sfregi alle cappelle private, troppi gli episodi. Cresce la rabbia: “Telecamere subito”

Con una frequenza sconfortante continuano a pervenire in redazione segnalazioni di atti che comportano lievi danni economici ma una profonda ferita all'animo: in fondo quello che si chiede è di poter pregare in pace sulla tomba dei propri cari

Il sindaco Paolo Perrone e l'assessore Gaetano Messuti sulla tomba di Tito Schipa.

LECCE – Cosa c’è di più mortificante che recarsi in raccoglimento a pregare per i propri cari e trovare le conseguenze di atti di vandalismo? La domanda ricorre spesso sulle labbra serrate dalla rabbia dei familiari che sempre più spesso, nel cimitero di Lecce, toccano con mano quanto in basso possa arrivare l’abiezione degli esseri umani.

Che, nel caso specifico, rubano vasi, sradicano piante, danneggiano le cappelle private: sono molte le segnalazioni e sono anche datate. Anzi, sono troppe per pensare che si tratti di fatti episodici riconducibili a gruppuscoli di ragazzini o di sbandati che non hanno di meglio da fare. E se così fosse, è mai pensabile che non siano mai stati sorpresi gli autori dei danneggiamenti o individuati successivamente?

In attesa di avere delle risposte concrete da chi è preposto al controllo, in primo luogo il Comune di Lecce, non si può chiedere alle famiglie interessate dal problema, che sono potenzialmente centinaia, di rassegnarsi all’argomentazione di solito addotta: il cimitero dei Lecce è troppo grande per essere controllato. Un adeguato sistema di videosorveglianza sarebbe un primo, decisivo, deterrente.

Intanto però resta agli atti l’ennesima lettera-denuncia, quella di Valentina Battaglini che ha scritto direttamente all’assessore ai Lavori Pubblici, che ha anche la delega ai Servizi cimiteriali, Gaetano Messuti. In fondo quello che viene chiesto all’amministrazione è un gesto di pietas cristiana. Nulla di straordinario.

20141122_113220-3“Ci sentiamo stanchi ed avviliti per una situazione che si protrae da mesi. E’ con ansia che ogni sabato mia madre va al cimitero, aspettandosi di trovare l’ennesimo danno. Mortificazione, rabbia, insofferenza nei confronti di persone che non sembrano avere rispetto per nessuno, non solo nei confronti dei vivi, ma neanche dei defunti”.

“Arrivi lì e ti accorgi che anche questa volta qualcuno ha divelto un rampicante (ce ne hanno rubati 4 in tre mesi), ha fatto sparire il vaso esterno (fissato nel cemento), ha tagliato la rete, ha gettato contro i muri esterni vasi di cui rimane la traccia di terra, ha sfregiato il portone, ha buttato per terra piante secche e così via. Ti guardi intorno, cerchi qualcuno che almeno ti possa essere di consolazione, ma niente. Ti rivolgi a chi di dovere che si giustifica dicendo che il cimitero è troppo grande per essere controllato. Incontri altre persone che hanno la cappella vicino alla tua e ti ripetono le stesse cose, che anche loro trovano ripetute 'sorprese' e che non sanno come arginare il fenomeno”.

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“Ti senti impotente pensando che già la vita è complessa e difficile, e che neanche nel momento in cui vai al cimitero a trovare i tuoi defunti con il dolore che già ti accompagna per la loro assenza, puoi trovare un momento di pace, perché ti accorgi che qualcuno riesce a portarti via anche quello”.

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