“Datemi i soldi e non perderete il lavoro”, nuovo processo per una 44enne

Tornerà in aula stavolta estorsione la donna già accusata di aver ricevuto denaro in cambio di occupazioni fittizie

LECCE - Dovrà prepararsi a un nuovo processo Maria Rosaria Taurino, 47 anni, di Lecce, già condannata (in primo grado) a un anno e quattro mesi per millantato credito e a un anno e mezzo per truffa.

Stavolta, secondo l'accusa, al tempo in cui era responsabile delle cucine nel presidio ospedialiero di Gagliano del Capo costrinse due addetti alla mense a consegnarle la somma complessiva di 22.500 euro per non essere licenziati. Estorsione è il reato dal quale dovrà difendersi (assistita dall'avvocato Davide Pastore) a partire dal 24 novembre dinanzi al giudice della prima sezione penale Silvia Minerva. Lo ha deciso nelle scorse settimane il gup (giudice per l'udienza preliminare) Simona Panzera che ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal sostituto Emilio Arnesano su imputazione coatta del gip (giudice per le indagini preliminari) Antonia Martalò. Per due volte, infatti, il pm aveva chiesto l'archiviazione per intervenuta la prescrizione, ritenendo che il reato fosse quello di truffa, ma per il gip l'accusa è estorsione e questa non è ancora stata “scalfita” dal tempo.

Il fatti risalgono a otto anni fa: il 31 dicembre 2007, un dipendente avrebbe consegnato alla responsabile del reparto mense 9mila euro per mantenere il lavoro, mentre il 30 aprile del 2008, una 54enne di Castrignano del Capo avrebbe acceso un finanziamento per consegnare alla stessa 13.500 euro. “O mi presti questi soldi o sei a rischio di licenziamento... se mi dai quei soldi invece ci penso io e non ti licenzia nessuno”, si sarebbe rivolta così alla sua sottoposta.

taurino-3I guai con la giustizia per Taurino iniziarono il 17 maggio del 2011, quando fu arrestata con un'assistente sociale del presidio di Gagliano con l'accusa di aver ingannato alcuni malcapitati in cerca di un posto di lavoro: le due donne si sarebbero fatte consegnare somme di denaro col pretesto di comprare i favori di noti esponenti politici, come Sergio Blasi (al tempo in cui era sindaco di Melpignano) e l’ex vicepresidente della Regione Sandro Frisullo.

L'inchiesta, avviata proprio a seguito della denuncia di Blasi, si è poi conclusa per col patteggiamento della presunta complice a due anni (e la restituzione di metà dei 200mila euro ritenuti frutto del raggiro), e nel processo ordinario, ancora in corso dinanzi al giudice Maria Pia Verderosa, che vede imputati Taurino e Massimo Greco, 60enne di Lecce.

Nel frattempo, Taurino è finita in un procedimento analogo che vedeva vittime proprio le sorelle della sua presunta complice, terminato (come anticipato) a febbraio, con la sua condanna in abbreviato a un anno e quattro mesi e in un altro procedimento (anche questo concluso) per truffa.

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