Cronaca

De Salve resta in carcere. Incongruenze nel racconto?

L'uomo che ha assassinato il 61enne di Parabita Giorgio Romano è stato interrogato questa mattina dal gip Ercole Aprile. Un caso nel caso il ritrovamento dell'arma. C'era un complice quella mattina?

La caserma dei carabinieri di Parabita.

Rimane in carcere Vincenzo De Salve, 55enne di Parabita. La convalida del fermo è avvenuta questa mattina dopo l'interrogatorio che si è svolto in carcere davanti al gip Ercole Aprile e all'avvocato Giuseppe Grasso. E sarebbero emerse importanti novità sulle modalità dell'omicidio di Giorgio Romano, il 61enne freddato con cinque colpi di pistola. De Salve, reo-confesso, anche davanti al giudice per le indagini preliminari Ercole Aprile avrebbe fornito in gran parte la stessa versione rilasciata "a caldo" al pubblico ministero Giovanni De Palma, ribadendo di aver armato la mano omicida per le continue vessazioni e minacce che a suo dire avrebbe subito, in particolare negli ultimi tempi.

Le angherie si sarebbero fatte sempre più pressanti dopo aver subito il pignoramento a fine giugno degli immobili sequestrati. Il giudice, però, avrebbe ravvisato alcuni passaggi a vuoto di De Salve, sui quali sarebbe caduto in contraddizione. Non sarebbe del tutto cristallino il racconto sul prima e l'immediato post-omicidio. Verranno infatti effettuate ulteriori verifiche per accertare se nel capannone dove s'è svolto il delitto De Salve sia piombato da solo o in compagnia di qualche complice. Ad avallare tale ipotesi, ci sarebbero alcune incongruenze su cui sarebbe scivolato l'omicida, in particolare sul luogo esatto in cui è stata abbandonata la pistola.

L'arma da fuoco, regolarmente detenuta e risalente al 1915, sarebbe stata abbandonata sulla scena del delitto, come avrebbe raccontato l'ex macellaio davanti ai sostituti procuratori Giovanni De Palma ed Elsa Valeria Mignone. Versione ribaltata questa mattina di fronte al gip Ercole Aprile. De Salve avrebbe raccontato di aver abbandonato la vecchia "Steyr" in un canale di scolo a pochi metri dalla sua abitazione. Dove effettivamente è stata ritrovata dai carabinieri della compagnia di Casarano la mattina seguente il grave fatto di sangue.

Ma perché De Salve avrebbe deciso di compiere un'azione così efferata? Dopo diverse denunce recapitate ai carabinieri di Parabita, l'uomo avrebbe maturato il piano di morte a causa di quelle che avrebbe sostenuto essere una serie infinita di pressioni. Ecco perché sabato mattina, dopo l'ennesimo incontro alle prime luci dell'alba, De Salve sarebbe rientrato a casa per recuperare l'arma e raggiungere il capannone di Romano, dove i due sembra che si fossero dati appuntamento per un nuovo colloquio, finito in un bagno di sangue.

Al giudice per le indagini preliminari, De Salve avrebbe anche riferito due altri nomi di persone vicine a Romano, non ben definite sulla loro identità e sulle potenziali qualifiche professionali. Il gip, intanto, non ha ritenuto di dover richiedere l'aggravante della premeditazione e per la tesi difensiva sarà una carta importante da giocare nel dibattimento. Quel che è certo è che il fatto ha alzato il coperchio di una pentola in cui per anni sarebbero bolliti affari ed intrecci sul mondo delle aste giudiziarie. Parallelamente ne è nata un'inchieste che vede da parte della Procura l'apertura di un fascicolo a seguito di una trentina di denunce contro ignoti con le accuse di turbativa d'asta ed estorsione.

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