Dehors di un ristorante nel centro storico, confermata la sentenza: “E’ legittimo”

Tutto era partito dalla richiesta di sostituire i vecchi gazebo dell’esercizio a Otranto, negata dalla Soprintendenza. Ma il Tar e il Consiglio di Stato hanno dato ragione al proprietario

OTRANTO - Arriva una buona notizia per gli esercizi pubblici della città di Otranto che avrà i suoi effetti quando, superata l’emergenza, potranno riaprire.

Nei giorni scorsi, il Consiglio di Stato ha rigettato l’appello della Soprintendenza di Lecce, confermando così la decisione presa dal Tar di Lecce, due anni fa, che aveva ritenuto legittima la sostituzione dei vecchi gazebo nel ristorante-pizzeria “L’Alternativa”, nel centro storico, con i dehors previsti dal nuovo regolamento per l’arredo urbano e l’occupazione di aree pubbliche e private.

La Soprintendenza aveva dato parere negativo alla modifica, in quanto “la prevista struttura, come progettata,per ubicazione, tipologia e dimensioni planivolumetriche non può ritenersi consona al contesto storico-architettonico e paesaggistico interessato” e costituirebbe “elemento di ingombro fisico e visivo tale da alterare la percezione della quinta urbana”. I proprietari, attraverso l’avvocato Mauro Finocchito, avevano impugnato il diniego dinanzi ai giudici amministrativi di Lecce che aveva dato loro ragione, ritenendo che la motivazione della decisione fosse “soltanto apparente” e che non si riuscisse a comprendere come mai “una struttura che non rappresenta un ingombro visivo con il contesto paesaggistico di riferimento, improvvisamente ponga problemi di tal fatta,pur in assenza di modifiche strutturali e planovolumetriche idonee a mutare il quadro paesaggistico di insieme”.

Il Consiglio di Stato ha condiviso le ragioni della difesa e del Tar censurando come “nel parere non vi è traccia, infatti, di una comparazione tra il progetto del gazebo già installato, previa autorizzazione paesaggistica e titolo abilitativo rilasciato a suo tempo dal Comune di Otranto e il nuovo progetto presentato per l’ammodernamento del gazebo”, né risulta adeguatamente considerato che “dal punto di vista della valutazione paesaggistica degli uffici comunali (commissione paesaggistica comunale) il progetto presentato era meritevole di integrale accoglimento, profilo che comunque, quale secondo importante deficit istruttorio del parere soprintendentizio, non è stato affatto esaminato dalla Soprintendenza”.

Per l’avvocato Finocchito, la sentenza aggiunge un punto significativo a favore del Comune e degli operatori di Otranto nell’annosa contrapposizione con la Soprintendenza, chiarendo ancora una volta come, senza una puntuale e ragionevole individuazione delle ragioni di incompatibilità di un’opera, l’organo ministeriale non possa impedire l’esercizio di attività considerate “ordinarie” in qualsiasi città d’Italia, imponendo limitazioni che sempre più persone leggono come frutto del rifiuto preconcetto di accettare che lo sviluppo del territorio passi da un misurato compromesso tra le esigenze di tutela e quelle di crescita economica e non essere smaccatamente squilibrate a favore della prima. “L’auspicio è che quanto prima tutte le parti contribuiscano a trovare finalmente tale corretto “punto di equilibrio”, che non pare proprio poter essere quello attuale di Otranto-città museo, bellissima ma priva di vita”, ha dichiarato il legale.

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