Delitto di Maglie, disposti accertamenti tecnici sulle lesioni riportate dall’omicida reo confesso

Venerdì, i magistrati conferiranno al medico legale il compito di verificare la compatibilità delle lesioni riscontrate sul corpo di Simone Paiano, con i colpi di machete che sostiene di aver ricevuto dalla vittima

MAGLIE - La tesi resta quella della legittima difesa. Simone Paiano, 25 anni di Maglie, vuole dimostrare in tutti i modi che il suo racconto è vero. Che non mente. Che quel proiettile è partito dalla sua pistola (una calibro 6,35) solo perché voleva proteggersi da un’aggressione a colpi di machete della vittima, il compaesano 28enne Mattia Capocelli. E, dopo aver mostrato ai carabinieri i segni lasciati dalle lame sul corpo e sul giubbino indossato la notte del delitto, avvenuto il 24 aprile in via don Luigi Sturzo, chiede accertamenti tecnici sulle lesioni così da fugare ogni dubbio sulle sue dichiarazioni. L’istanza è stata presentata questa mattina dall’avvocato difensore Dimitry Conte al procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi e al sostituto Maria Consolata Moschettini che venerdì conferiranno l'incarico al medico legale Ermenegildo Colosimo di effettuare i dovuti accertamenti sia sul corpo di Paiano che del fratello.

Lo stesso gip (giudice per le indagini preliminari) Sergio Tosi, davanti al quale ieri si è svolto l’interrogatorio di convalida del fermo, nell’ordinanza aveva sollevato che la questione fosse meritevole di approfondimenti, anche in considerazione delle due abrasioni parallele di 10 centimetri riscontrate nella zona lombo-sacrale dell’omicida reo confesso, del taglio sul giubbino e del coltello spezzato trovato sul posto dagli investigatori.

Tuttavia per il gip, manca il requisito essenziale a sostegno della legittima difesa, quello della “necessità”, perché Paiano, dopo aver ricevuto due telefonate dal fratello (la prima all’una, la seconda dopo cinque minuti) che lo implorava di raggiungerlo perché minacciato da Capocelli, avrebbe avuto il tempo per contattare le forze dell’ordine. E, invece, ha utilizzato quel tempo per andare in campagna e prendere la pistola con la quale avrebbe poi tolto la vita al 28enne.

Il movente del gesto, secondo gli inquirenti, è da ricondursi ai contrasti maturati tra vittima e assassino riguardo alla gestione del mercato di stupefacenti. L’ipotesi è che il conflitto sia legato al rifiuto di Paiano di rifornirsi di droga da Capocelli per collaborare con altri.

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