Cronaca

Delitto di Eleonora e Daniele, la perizia: “De Marco era lucido. Uccise per rabbia e invidia”

Per i consulenti nominati dalla Corte d’Assise di Lecce, l’assassino reo confesso è capace di intendere e di volere e di stare in giudizio: “ La felicità degli altri attivava in lui orribili emozioni”

LECCE - Era lucido Antonio De Marco quando ha massacrato con quasi ottanta coltellate Daniele De Santis, 33enne leccese, e la fidanzata Eleonora Manta, 30enne di Seclì, nel loro appartamento in via Montello a Lecce, la sera del 21 settembre scorso. E lo era anche nei mesi precedenti, quando ha pianificato un delitto che sarebbe stato commesso per rabbia, invidia e sadismo legati alla sua incapacità di provare empatia, quindi di avere relazioni “normali”, soprattutto con una donna.

Sono queste le conclusioni alle quali sono giunti i consulenti incaricati dalla Corte d’Assise di Lecce di valutare la capacità di intendere e di volere e la capacità di stare in giudizio del 21enne di Casarano, reo confesso del duplice omicidio.

I risultati messi nero su bianco in una relazione di 16 pagine da Andrea Balbi, psichiatra e psicoterapeuta, professore presso La Sapienza di Roma, e Massimo Marra, neurologo e criminologo clinico, in servizio presso l’ospedale Francesco Ferrari di Casarano, saranno illustrati nell’udienza del 18 maggio al collegio presieduto dal giudice Pietro Baffa (a latere, la collega Francesca Mariano e i giudici popolari), al pm Maria Consolata Moschettini, agli avvocati difensori Giovanni Bellisario e Andrea Starace e ai difensori delle parti civili Renata Minafra, Mario Fazzini, Francesco Spagnolo, Luca Piri, Fiorella D’Ettore.

Secondo gli esperti, che escludono sindromi autistiche o schizoidi, De Marco farebbe parte di quel gruppo all’estremo della curva gaussiana di casi con “empatia 0”: “zero-negativi”, che trovano estremamente difficile avere rapporto con gli altri e non possono provare rimorso o senso di colpa perché non capiscono le emozioni dell’altra persona.

All’origine della trasformazione dello studente in Scienze infermieristiche in spietato assassino, ci sarebbe stato proprio un profondo disagio provocato dalla difficoltà di avere relazioni senza la comprensione di pensieri, sentimenti ed intenzioni degli altri che da ragazzino sarebbe riuscito a contrastare frequentando poche persone, leggendo fumetti e costruendosi un mondo interiore “grandioso”. Ma il controllo gli sarebbe sfuggito di mano negli anni dell’Università che l’avrebbero costretto ad una maggiore socialità, sottoponendolo a continuo stress e frustrazione, anche per il fatto di assistere a relazioni sentimentali da cui, come si legge nei suoi diari, si sentiva ingiustamente escluso, come fosse vittima di un destino ostile. “E’ il cambiamento del contesto sociale e relazionale connesso all’inizio della frequenza dei corsi Universitari che ha determinato nel De Marco una riorganizzazione psicologica in senso ‘maligno’”, scrivono i periti.

Insomma, il 21enne sarebbe affetto da un “disturbo narcisistico di personalità, di un genere (sottotipo Covert), molto difficile da individuare, spiegano i consulenti, perché appare all’esterno come una brava persona, introversa ma fortemente sensibile al rifiuto degli altri. Infatti ha una rappresentazione del sé inadeguata, con sentimenti correlati di umiliazione e rifiuto. L’autostima è sregolata e per proteggersi dal dolore e dalla vergogna anche questo tipo di narcisista ha un ‘sé grandioso’, cioè fantasie onnipotenti che hanno una funzione difensiva dal crollo dell’autostima e dalla conseguente disperazione”.

Anche la presenza di immagini pedopornografiche trovate nei dispositivi, per i professionisti, indicano l’emergere (connesso al cambiamento relazionale) di pulsioni sessuali prima rimosse.

Il fatto di essere stato rifiutato da una compagna di corso e la frequenza come inquilino della casa di Daniele, dove era spettatore della serenità e del progetto di convivenza della coppia, sarebbero state le gocce che hanno fatto traboccare il vaso: “Il senso di svilimento e quindi rabbia e desiderio di vendetta sono evidentemente collegati, in base ai suoi scritti, al vedere relazioni di coppia, relazioni che sentiva ingiustamente irrealizzabili per sé ed all’osservazione delle quali non poteva sottrarsi. La felicità di coppia degli altri era per lui l’attivatore di orribili emozioni”.

 E’ così, si legge in uno dei passaggi finali della relazione, che De Marco, spinto da invidia e rabbia decise di cancellare la fonte di queste emozioni, cioè di cancellare nella realtà Daniele ed Eleonora, come già aveva cancellato Daniele dalla foto in cui era ritratto con la fidanzata.

"Da qui, la programmazione che segue un lucido percorso finalizzato all'omicidio, omicidio scelto come soluzione dei suoi problemi. E vissuto con maligna onnipotenza”, “le sue azioni non furono eseguite d’impeto, in un momento di 'frammentazione del sé o in un accesso acuto di rabbia, ma nei mesi furono pensate e costruite senza remore né rimorso, senza una ricerca di strade alternative”, è riportato in altri passaggi cruciali dagli esperti secondo i quali le vittime sarebbero state concepite come oggetti inanimati, senza possibilità di reagire all’assalto, due oggetti da prendere, legare e manipolare sadicamente.

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