Concedono ampliamento della porzione di spiaggia ai lidi: indagati anche dipendenti comunali

Denunciati dalla guardia costiera geometra e ingegnere dell’Ufficio Demanio di Palazzo Carafa e imprenditori balneari di San Cataldo e Spiaggiabella

L'Ufficio locale marittimo di San Cataldo.

SAN CATALDO (Lecce) – Presunte anomalie nella concessione di ulteriori porzioni di spiaggia a due stabilimenti sull'Adriatico. Due dipendenti di Palazzo Carafa e due imprenditori balneari nei guai. Risultano infatti indagati a seguito di un’attività investigativa condotta dalla guardia costiera e terminata nella giornata di lunedì. Si tratta del geometra Giancarlo Pantaleo e del dirigente, l’ingegner Maurizio Guido, entrambi dell’Ufficio del Demanio marittimo del municipio leccese.

I militari del Nucleo di polizia ambientale dell’Ufficio locale marittimo di San Cataldo hanno infatti effettuato un’indagine su due lidi a San Cataldo e Spiaggiabella, rispettivamente il “Pachamama” e il “Pole Pole”. Stando a quanto ricostruito nel corso dell'indagine i dipendenti del Comune indagati, su richiesta degli imprenditori titolari dei lidi, avrebbero emesso due distinte autorizzazioni per consentire la possibilità di ampliamento dell’occupazione di una fascia di arenile della superficie totale pari a circa duemila e 450 metri quadrati, di cui 880 a San Cataldo di Lecce e i restanti mille e 544 a Spiaggiabella. Il tutto per la durata di un mese, durante la stagione estiva.

Nello specifico, dalle risultanze investigative sarebbe emerso che quelle concessioni vengono solitamente rilasciate in via eccezionale, in occasione per esempio di manifestazioni sportive, musicali, feste patronali ed eventi in genere. Permessi straordinari, dunque, che peraltro scattano previo pagamento di un canone aggiuntivo. Una tipologia che, in questa occasione, è risultata quanto mai inappropriata. Inoltre, in caso di fini di lucro e commerciali, come in questa occasione, l’istanza di concessione deve essere oggetto di pubblicazione sull’Albo comunale. Cosa che non è mai avvenuta.

Le autorizzazioni emesse dal Comune di Lecce sarebbero state rilasciate con la totale inosservanza delle disposizioni regionali in materia di concessioni demaniali marittime temporanee di breve periodo. Per gli indagati è quindi scattata l’accusa di abuso in atti d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, concorso in reato continuato ed abusiva occupazione di pubblico demanio marittimo.

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