Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca Via Giorgio De Ferrari

Indagine lampo sull’incendio di Galatone. Chiuso il cerchio su mandanti ed esecutori

Dopo 24 ore dal rogo doloso che ha distrutto la Fiat Punto di una famiglia, i carabinieri della compagnia di Gallipoli hanno denunciato i cinque presunti responsabili. La vicenda sarebbe cominciata dai controlli igienico-sanitari eseguiti dalla Asl, che un commerciante non avrebbe gradito

L'auto distrutta a Galatone

GALATONE – Due giorni di indagini e cinque ragazzi identificati. Con questi dati i carabinieri della compagnia di Gallipoli hanno concluso  la prima parte dell’indagine sull’incendio doloso appiccato neppure due giorni addietro in via De Ferrari, a Galatone. Intorno alle due di notte di mercoledì, infatti, alcuni individui hanno dato alle fiamme una Fiat Punto, nei pressi di un’abitazione in cui risiede una famiglia, distruggendo il veicolo. Un’indagine lampo condotta dai militari dell’Arma delle stazioni di Galatone e Neviano, coordinati dal capitano Michele Maselli, ha consentito di rintracciare i DSC01407-2-2 e chiarire almeno in parte i motivi che hanno spinto ad un simile gesto.

Si tratta di un gruppo di ragazzi, deferiti nel corso della mattinata per danneggiamento seguito da incendio. In particolare, due avrebbero agito come mandanti, altri tre avrebbero invece eseguito le disposizioni fungendo da esecutori materiali del reato. Se in un primo momento gli inquirenti avevano concentrato l’attenzione su eventuali bravate di ragazzini – data la giovane età del figlio della donna a cui è intestato il mezzo- nel corso delle ore hanno potuto ricostruire la natura del livore che ha scatenato una reazione così violenta.

Tutto sarebbe infatti cominciato alcuni mesi addietro quando, nell’ambito di un normale controllo eseguito dalla Asl di Nardò, dove il marito della titolare dell’auto, il vero bersaglio di questa vendetta – in una polleria ambulante di Galatone. Ispezioni igienico-sanitarie che hanno infastidito il gestore, P.P., un 33enne di Galatone.

Quest’ultimo, alla fine di maggio, ha dapprima ingaggiato un suo stesso dipendente – C.F., 20enne del posto – affinché “procacciasse” qualcuno di sua conoscenza disposto a dare alle fiamme la Fiat, appartenente ad uno dei presunti responsabili di quelle verifiche sgradite. Il 20enne, che inizialmente si era detto contrario ad una simile iniziativa, ha poi ceduto davanti all’insistenza del suo datore, sotto la minaccia peraltro di perdere il posto di lavoro. Così, dietro il pagamento di qualche centinaia di euro ha raggiunto un accordo con R.L., nevianese di 23 anni, A.P., concittadino di 24  e G.P., classe 1994, residente ad Aradeo che, nella notte tra l’11 e il 12 giugno scorso hanno dato forma alla “vendetta”.

Grazie al rinvenimento di una bottiglia in plastica e del frammento di una mimetica  - rintracciati anche dal primo sopralluogo dei vigili del fuoco del distaccamento di Gallipoli- i carabinieri hanno avviato le ricerche degli autori, che non hanno tardato a fornire risultati. Poco dopo l’episodio, tanto per cominciare, un’autoambulanza era intervenuta a Neviano, per soccorrere un ragazzo gravemente ustionato. A quel punto, i sospetti dell’operatore sanitario, ai quali si sono aggiunti quelli degli uomini dell’Arma, hanno portato all’identificazione di R.L., al momento ricoverato al centro grandi ustionati dell’ospedale di Brindisi. Dal momento che il ragazzo aveva riportato le lesioni proprio nell’orario dell’incendio e considerato anche il fatto che avsse addosso gli indumenti lacerati, corrispondenti ai brandelli rinvenuti in via De Ferrari, gli inquirenti hanno proceduto con l’identificazione degli altri ragazzi che, la sera prima, erano stati avvistati in compagnia del ferito.

Identificati e rintracciati, uno di loro presentava evidenti segni di bruciatura alle sopracciglia, ai capelli, allo zigomo sinistro ed al dorso di una mano. In un primo momento, G.P. ha dichiarato di essersi procurato le ustioni nella propria abitazione, ma poi, di fronte all’evidenza degli schiaccianti elementi raccolti a suo carico, ha ammesso ogni responsabilità, permettendo di ricostruire quanto accaduto, accertando il ruolo che ha giocato ognuno in questa assurda vicenda.

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