Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

Rubano l'acqua a una donna per non pagare la bolletta. Denunciati due baristi

Un uomo di 72 e uno di 42, titolari di una caffetteria di Seclì, sono stati deferiti per furto aggravato. Nel 2009 era stato loro proibito l'uso del pozzo artesiano da un'ordinanza del sindaco, e la coppia di famigliari ha ideato uno stratagemma illegale: ha allacciato le proprie condotte a un impianto

Foto di repertorio

SECLI’ – Dalla corrente elettrica all'acqua, si ruba di tutto. Mentre alcuni esercenti fanno fatica a restare a galla nel precario mondo del commercio seguendo le regole, altri pianificano strategie "finanziarie" piuttosto discutibili e sicuramente illegali. I carabinieri della stazione di Neviano hanno, infatti, denunciato due uomini di Seclì, con l’accusa di furto aggravato. Si tratta di A.N. e B.N., rispettivamente di 72 e 42 anni, padre e figlio, titolari di un bar del posto. I due uomini hanno ideato un escamotage pur di non pagare la bolletta dell’acqua.

In un primo momento hanno cominciato a estrarre acqua da un vecchio pozzo artesiano alle spalle del bar stesso. Nulla di male se non fosse che nel 2009, un’ordinanza del sindaco aveva proibito l’uso di quel pozzo, perché  l’acqua non era stata considerata potabile o comunque utilizzabile in quanto contaminata.  

In un secondo momento avevano disattivato il proprio contatore e collegato le tubature a quelle di un’azienda vicina, di proprietà di una donna di Neviano. Quest’ultima, negli ultimi tempi, si era accorta che i suoi consumi di acqua erano stranamente aumentati in modo esageratamente anomalo, ma ha pensato ad una perdita.

La vittima del raggiro ha così contattato i tecnici che hanno fatto la scoperta: le tubature del bar erano state collegate al contatore sbagliato. Avvisati i carabinieri, questi hanno proceduto ad eseguire una serie di controlli per mezzo dei quali hanno accertati l’utilizzo illecito del pozzo artesiano tramite i collegamenti abusivi. Il pozzo è stato sequestrato assieme alle tubature e al contatore, mentre i due titolari dell’esercizio sono stati deferiti in stato di libertà.

Appena tre giorni addietro, il proprietario di una nota caffetteria di Lecce si è reso protagonista di una vicenda analoga ed è finito in manette, accusato di aver sottratto energia elettrica, alterando un dispositivo del contatore che calcola il consumo di energia elettrica, sottraendo una cifra di circa 40mila euro dalle casse della società che eroga il servizio.

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