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Cronaca

Oltre 300 pratiche per il Rdc di cittadini senza requisiti: nei guai in tre nel Caf del sindacato

Si tratta di tre funzionari del patronato Enasc di Lecce, che fa capo alla organizzazione sindacale Unsic. Rispondono dell'accusa di peculato, a seguito di una indagine delle fiamme gialle durata circa un anno

LECCE – Maxi frode col Reddito di cittadinanza: scoperti 304 percettori che non ne avevano i requisiti, indagati tre dipendenti dell’Enasc Lecce, l’Ente nazionale di assistenza sociale ai cittadini, patronato che fa capo al sindacato Unsic. Sono fniti nel mirino di una indagine - condotta dalla guardia di finanza della compagnia di Otranto e coordinata dalla Procura della Repubblica di Lecce per circa un anno - i tre risponderanno della presunta accusa di peculato. Tutto è cominciato da alcune anomalie nelle pratiche per la richiesta del beneficio fiscale, emerse durante una ordinaria attività di screening da parte delle fiamme gialle all'interno delle banche dati.

Oltre 300 cittadini stranieri, in buon parte provenienti dalla Nigeria e residenti nel Salento da una manciata di anni (pochi rispetto ai 10 richiesti dalla normativa per l’accesso all’indennizzo), sarebbero stati seguiti dai tre funzionari del Caf nella presentazione del plico. Molti tra i cittadini stranieri non conoscevano neppure la lingua italiana: il sospetto dei militari delle fiamme gialle è che non abbiano neppure compilato di proprio pugno le domande.

È bene chiarire che nessuno dei tre indagati avrebbe percepito somme in denaro, ma la presunta ipotesi di reato per peculato è scattata per un motivo: per ogni pratica inoltrata e seguita, i patronati ricevono un rimborso dallo Stato. Per le circa 300 domande, dunque, il Caf leccese avrebbe ricevuto circa 40mila euro. La frode sospetta ammonta a oltre 2,2 milioni, dei quali 1,6 già indebitamente percepito, mentre la restante somma è stata bloccata grazie all’intervento della guardia di finanza, con la successiva segnalazione agli uffici Inps per l’interruzione delle erogazioni del denaro e per il recupero delle somme già percepite. È stato inoltre proposto dai finanzieri alla magistratura il sequestro preventivo per equivalente delle somme illecitamente percepite.

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