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Foto di archivio.

Foto di archivio.

Chiede intervento della polizia locale per un tso, poi offese e post su Facebook: denunciato

Deferito un 44enne, accusato di aver diffamato gli agenti lo scorso 4 febbraio: è stato allontanato, come del resto tutti i presenti, durante le operazioni di tso su un altro cittadino, ma lui non l’avrebbe presa bene

TREPUZZI - Una denuncia, a Trepuzzi, per una vicenda cominciata lo scorso 4 febbraio. Nel pomeriggio di quel giorno, infatti, una telefonata ha richiesto l’intervento degli agenti di polizia locale per via di un uomo che non intendeva accettare le cure mediche del 118. Sul posto son stati fatti giungere, nel frattempo, anche un medico (senza il quale il tso non si sarebbe potuto imporre) e i carabinieri della stazione locale. Un 44enne, A.N.S., dichiarandosi come l’autore della chiamata alle forze dell’ordine, reclamava un posto “in prima fila” nella gestione dell’emergenza, nonostante i presenti fossero stati tutti allontanati.

Dopo varie insistenze del personale, l’uomo si è allontanato a sua volta ma non prima di aver pronunciato frasi non proprio gentili nei confronti della polizia locale. Al “Vi sistemo io” è poi seguito un post, su Facebook, nel quale ha accusato presunti ritardi nell’intervento degli agenti e del militari dell’Arma e di atteggiamenti aggressivi degli agenti con richieste insistenti al personale del 118 di adottare un protocollo di trattamento sanitario. Nelle parole sul social network, secondo l’accusa, il cittadino avrebbe “drammatizzato” la vicenda con riferimenti a presunti maltrattamenti subiti dal malcapitato, sostenendo persino avesse bevuto acqua sporca. Il post ha scatenato i commenti di sdegno e numerose offese nei confronti delle forze dell’ordine.

Riascoltate però le registrazioni delle chiamate effettuate dall’indagato ai numeri di emergenza, non sono emerse corrispondenze fra quanto dichiarato dal 44enne e i fatti. L’uomo è stato deferito in stato di libertà all’autorità giudiziaria, cui sono stati inviati sia il post pubblicato, sia i file audio delle chiamate. L’uomo rischia di rispondere di diffamazione con l’aggravante di aver utilizzato uno strumento potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato di persone. Sono al vaglio anche le posizioni di quanti, incautamente, hanno espresso il loro disappunto commentando il post con frasi offensive e volgari.

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