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Foto di repertorio.

Foto di repertorio.

Dal Dea al Fazzi, poi la morte per Covid. La famiglia: “Spiegateci che cosa è accaduto”

Un’altra vicenda, simile a quella di cui abbiamo scritto giorni fa. I parenti di un 73enne di Taurisano hanno sporto querela presso la stazione dei carabinieri, per mezzo del loro avvocato. “Non accusiamo nessuno, ma vogliamo capire”

TAURISANO – Un’altra famiglia. Una delle tante che, nelle ultime settimane, ha sporto denuncia per chiedere chiarezza sui decessi dei propri cari. Morti certificate per Covid, o da complicanze provocate dal Covid. O, chissà, dove il Covid non c'entrava nulla. La segnalazione, dopo quella di cui abbiamo scritto appena due giorni addietro, giunge questa volta da Taurisano, dove i parenti di un 73enne, tramite il proprio avvocato, hanno presentato querela contro ignoti presso la caserma dei carabinieri della cittadina del basso Salento qualche giorno addietro. Hanno atteso l’acquisizione della cartella clinica dell’uomo deceduto all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce - dove era stato trasferito dopo alcuni giorni di ricovero al Dea – nella notte fra il 21 e il 22 novembre scorso. Nella mattinata del 22, stando a quanto riferito dai famigliari, si sarebbero dovute concordare le condizioni del suo ritorno a casa. “Dalla festa al funerale, senza rendercene neppure conto”, raccontano i parenti. “Forse sarebbe morto comunque, chissà, ma sarebbe accaduto fra le nostre braccia, in casa sua, dove implorava di rientrare".

Diciotto giorni in un letto di ospedale, poi la morte del 73enne per emolia, come complicazione della polmonite interstiziale da Coronavirus. Questo il verdetto clinico. Ma ora i suoi cari vogliono la verità. Intendono capire che cosa sia accaduto nei giorni che hanno preceduto la morte. Un’intera famiglia, quella del 73enne, era già in autoisolamento preventivo per via di una cerimonia nella quale alcuni partecipanti erano risultati positivi al virus. La moglie dell’anziano allettata invece per una disabilità fisica. Ai figli dell’uomo, davanti a un indebolimento (l’uomo soffriva di diabete e di altre patologie), hanno preferito allertare il 118 non potendo spostarsi da casa. Da alcuni giorni era inappetente, per cui il 4 novembre un’ambulanza ha prelevato il 73enne da casa. Sottoposto al tampone, è risultato positivo al Coronavirus. Quel contagio, a prescindere dalle patologie (crisi epilettiche incluse), gli è costato il ricovero presso il Dea del capoluogo salentino.

Un parente della famiglia ha provveduto a consegnare ai sanitari indumenti, ricambio e i medicinali che il 73enne assumeva in casa. Nel bagaglio anche la cartella medica con il “vademecum” dei farmaci da ingerire. Quel cugino ha salutato l’anziano, poi nessuno ha potuto più vederlo. “Dopo due giorni dal ricovero, quando a mio padre è stato consegnato il cellulare che si trovava nel bagaglio, abbiamo saputo che non era più al Dea, bensì al Vito Fazzi. Eravamo contenti della notizia, significava che almeno la situazione relativa al Covid doveva essere migliorata”, raccontano. “Abbiamo però anche saputo che gli operatori sanitari non erano ancora stati messi al corrente delle crisi epilettiche di cui soffriva nostro padre”, dichiara una delle figlie. I medici ci hanno rassicurato dicendo che, seppur in quadro clinico compromesso da patologie, i parametri risultavano nella norma". Pochi giorni e la situazione è però peggiorata. Il livello del diabete è salito, un paio di crisi epilettiche gli avrebbero provocato delle cadute in ospedale. Ma, stando a quanto appreso dalla famiglia, i medici avrebbero atteso la negativizzazione del tampone per spedire a casa il 73enne.

“Eravamo in un clima di festa. Alla vigilia di quello che pensavamo essere il giorno delle dimissioni, il medico ci ha detto che all’indomani mattina ci saremmo riaggiornati. Ci avrebbe fatto parlare col primario per concordare l'eventuali ritorno a casa. E invece, in quella mattina del 22 novembre un agente della Polizia di Stato si è presentato da nostra madre disabile (la moglie dell’uomo deceduto, ndr), con un numero di telefono annotato su un biglietto. Era quello da chiamare. In un primo momento abbiamo pensato che il medico fosse da contattare per via del protocollo Covid per raccomandazioni da darci e per disposizioni da seguire. E invece abbiamo appreso che nostro padre era venuto a mancare nella notte per un’embolia. Non vogliamo accusare nessuno, ma abbiamo bisogno di capire che cosa è successo”, conclude la figlia.

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