Depositata la perizia: il feto della 17enne è venuto al mondo già morto

Il caso di Squinzano scoperto all'ospedale di Copertino a febbraio. Certificata l'anomalia del cordone ombelicale. Decadrà il feticidio, resta in piedi l'occultamento di cadavere

Il caso è stato scoperto presso l'ospedale di Copertino.

LECCE – L’autopsia conferma: il feto partorito dalla ragazza di 17 anni di Squinzano e poi nascosto in un armadio è venuto al mondo già privo di vita. La perizia richiesta dalla Procura di Lecce per rischiarare le ombre attorno a una triste vicenda, scoperta il 9 febbraio scorso, è stata depositata nelle scorse ore.

Già in via ufficiosa, subito dopo l’esame autoptico, svoltosi il 21 febbraio, era emerso come il decesso si potesse attribuire a un soffocamento dovuto al cordone ombelicale, lungo in maniera anomala. E che vi fosse una malformazione, è ora definitivamente certificato. Così ha scritto nel referto, infatti, il medico legale Ermenegildo Colosimo, che ha svolto l’esame alla presenza del consulente di parte della difesa della ragazza, Cosimo Lorè, docente di medicina legale presso l’Università di Siena, incaricato dagli avvocati Fabrizio Tommasi e Carlo Martina.

Tutto questo, mentre già da domani proseguiranno, presso l'aula ascolti protetti della Procura minorile, gli accertamenti psichiatrici sulla ragazza, già iniziati il 30 marzo scorso. A occuparsene sono la psicologa Michela Francia e lo psichiatra Michele Bruno, per la Procura leccese, e lo psichiatra Massimo Viola per conto della difesa.

La vicenda è in mano ai pubblici ministeri Donatina Buffelli per la Procura ordinaria e Anna Carbonara per quella minorile. La ragazza di Squinzano è per il momento iscritta nel registro degli indagati con le ipotesi di reato di feticidio e occultamento di cadavere, ma, alla luce di quanto emerso dalla perizia, si può supporre che rimarrà in piedi solo il secondo capo d’imputazione. E questo proprio perché, ovviamente, non c’è stata una soppressione volontaria del nascituro.  

La vicenda è stata scoperta la sera del 9 febbraio scorso, nel momento in cui la ragazza si è recata presso il pronto soccorso dell’ospedale “San Giuseppe” di Copertino con una forte emorragia. Si è così scoperto che aveva partorito da non più di tre o quattro giorni. Il feto, subito dopo, era stato nascosto in un armadio di casa della sorella 27enne, con cui coabita. Ma la stessa giovane, fin dal primo momento, aveva spiegato che il bimbo era venuto alla luce già privo di vita.

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E' stato proprio in casa della 27enne che, in effetti, i carabinieri della stazione di Squinzano, avvisati dai sanitari, hanno rinvenuto il corpicino. La sorella e il compagno, 46enne (difesi dall’avvocato Maurizio Scardia), almeno per il momento, sono a loro volta indagati. Per gli investigatori, erano a conoscenza di tutto, sebbene la 17enne abbia spiegato di aver agito da sola, senza peraltro mai rivelare il nome del padre del bimbo.

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