Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

Detenuto campano morto suicida in cella a Lecce, mercoledì l'autopsia

Sarà eseguita nei prossimi giorni l'autopsia sul corpo di Antonio Giustino, il detenuto campano 52enne, morto suicida domenica pomeriggio nel carcere di Borgo San Nicola. Il magistrato di turno ha aperto un fascicolo contro ignoti

 

LECCE – Sarà eseguita nei prossimi giorni l’autopsia sul corpo di Antonio Giustino, il detenuto campano 52enne, morto suicida domenica pomeriggio nel carcere di Borgo San Nicola, alla periferia del capoluogo salentino. Il magistrato di turno, il sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, Carmen Ruggiero, ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio. Mercoledì mattina il pubblico ministero conferirà l’incarico per l’esame autoptico al medico legale Roberto Vaglio e al collega Ermenegildo Colosimo.

Sono stati gli agenti di polizia penitenziaria a rinvenire il corpo senza vita di Giustino nella sua cella. L’uomo, con ogni probabilità, si è tolto la vita poco dopo le 14, durante la cosiddetta “ora d’aria”. Il 52enne originario di Casoria ha atteso che i suoi compagni di cella raggiungessero il cortile per barricarsi all’interno della stessa e impiccarsi con un lenzuolo annodato alla finestra. Gli agenti hanno subito lanciato l’allarme, allertando il personale medico dell’istituto penitenziario e i sanitari del 118. Per il detenuto, però, non c’era più nulla fare. I medici non hanno potuto far altro che costatare il decesso. Antonio Giustino era stato condannato, com pena definitiva, per concorso in omicidio pluriaggravato.

Si tratta dell’ennesimo suicidio avvenuto nel carcere di Borgo San Nicola. Una morte che riporta all’attenzione delle cronache le criticità dell’istituto di pena alle porte di Lecce, alle prese con il sovraffollamento dei detenuti e un’ormai cronica carenza di personale. Sono in costante aumento, infatti, i casi di aggressioni ai danni di agenti e i tentativi di suicidi bloccati in extremis. Nei giorni scorsi, inoltre, i detenuti hanno attuato per quattro giorni lo sciopero della fame (rinunciando al vitto) per protestare contro le condizioni disumane in cui si trovano reclusi e chiedere l’applicazione dell’indulto.

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