Cronaca

“Di fronte all'aborto non c'è da obiettare”: volantinaggio davanti all'ospedale

L'associazione "Casa delle donne" di Lecce aderisce alla campagna nazionale contro l'obiezione di coscienza dei medici. "Solo tre ginecologici disponibili al Vito Fazzi di Lecce, così si rischia il ritorno alla clandestinità"

 

LECCE - Come dovrebbe operare un medico messo di fronte al bivio dell'interruzione di gravidanza? Dovrebbe scegliere di tutelare la libera scelta della donna o rifugiarsi nell'obiezione di coscienza per sciogliere il dissidio morale?
Per toccare il tema dell'interruzione volontaria di gravidanza servono, evidentemente, i guanti di velluto e il buon senso di non affondare il coltello nella ferita aperta dalla scelta dell'aborto. Per l'associazione "casa delle donne" di Lecce, la volontà femminile va rispettata a monte, ad ogni costo: si tratta di un atto di civiltà prima ancora che di un dilemma morale.
Ma la cronica carenza di ginecologi non obiettori di coscienza presso l'ospedale "Vito Fazzi" di Lecce, non aiuta. Al contrario, secondo la referente dell'associazione, Antonella Mangia, "apre scenari problematici, che impensieriscono ancora di più nel futuro, quando questi medici, ormai sopra i 50 anni, andranno in pensione".
I medici disposti a realizzare l'intervento sono soltanto tre. Pochi di più gli anestesisti. Una situazione che nega un diritto sancito dalla legge dello Stato (la 174 del 1998), rendendo di fatto "impraticabile la regolarità degli interventi di questo tipo", spiega la referente dell'associazione che oggi ha aderito alla giornata nazionale contro l'obiezione di coscienza, raccogliendo l'invito della Consulta medica. Con un volantinaggio davanti all'ingresso del nosocomio leccese, le attiviste dell'associazione hanno voluto sensibilizzare il personale medico e paramedico, riaprendo un tema scottante e sottovalutato.
Con loro, anche la capo sala in ostetricia, nonchè membro del Pd locale, Paola Povero che ha voluto lanciare un monito trasversale alla politica perchè ritorni "ad occuparsi dei problemi delle persone, anzichè delle strategie di potere". Tornando al "Vito Fazzi",nonostante l'ospedale sia l'unico aborto 2-2-2a somministrare la pillola Ru486 per l'aborto non chirurgico e ad effettuare l'intevento entro i 90 giorni dal concepimento, non è in grado di garantire un servizio privo di disagi: "Non esiste uno spazio dedicato e tutto avviene proprio di fronte alla sala parto. Le difficoltà organizzative spingono le donne a spostarsi da un ospedale all'altro e i pochi medici disponibili, sono costretti a farsi carico di tutti gli interventi".
Il tema, da qualunque parte lo si guardi, strizza l'occhio a quel vergognoso passato fatto di clandestinità e vergogna (e di rischi altissimi per la vita delle donne), ma si radica nel presente. Proprio ora che "la crisi economica ha reso le coppie fragili e impreparate di fronte alla gravidanza", aggiunge la Povero. Tra le mille ed insondabili cause che portano alla dolorosa scelta, infatti, nel contesto leccese sembrerebbe prevalere il fattore economico.
E i dati tratteggiano una realtà che va affrontata con dignità e senso civico: nel primo quadrimestre del 2012, il numero di interventi ha superato tutti quelli realizzati nell'anno precedente. Ma una precisazione è d'obbligo: "Senza la giusta prevenzione ed educazione alla contraccezione sin dalla giovane età, i dati sono destinati a salire", conclude la Povero.
 
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