Diede fuoco rischiando di far saltare casa con una bombola, condannato

Un anno per un 37enne di Copertino. Ritirata però la denuncia del padre per lesioni e minacce. E assolto per rapina alla moglie

LECCE – Un anno di reclusione per aver tentato di incendiare l’abitazione, con il rischio di far saltare tutto per aria, visto che nelle vicinanze c’era una bombola di gas propano per uso domestico. È questa la pena comminata a carico di A.C., 37enne di Copertino, nella sentenza con rito abbreviato emessa dal giudice Sergio Tosi. Una ritorsione verso il padre, quel pericoloso gesto avvenuto una notte di gennaio, dopo una lite sorta a causa di una situazione particolare. L’uomo, infatti, riteneva che il figlio fosse dipendente da cocaina e in famiglia c'era tensione palpabile per questo.

Erano le 2 di notte del 16 gennaio, quando A.C. ebbe lo screzio con il genitore. Così, in stato di forte agitazione, e dopo aver pesantemente minacciato e anche aggredito il padre, provocandogli lesioni ai polsi in seguito giudicate guaribili in otto giorni, il 37enne aveva dato fuoco ad alcuni abiti, avvicinandosi a quella bombola. Tempestivo era stato l’intervento dei carabinieri della tenenza locale che avevano bloccato l’uomo. Il rogo era poi stato definitivamente spento anche con l’arrivo dei vigili del fuoco.

Oltre alle vicende del rogo e dell’aggressione al padre, il giovane, difeso dagli avvocati Francesco Cazzato e Luigi Rella, rispondeva anche di una terza imputazione, rapina, ai danni della moglie. Nel pomeriggio, infatti, prima che scoppiasse la lite con il padre, aveva già subito una denuncia da parte della coniuge, la quale aveva sostenuto come lui fosse arrivato all’improvviso con l’auto all’esterno della casa di sua madre, dove si trovava, sfilandole con forza il telefono cellulare dalle mani.

Alla fine, però, l’unico capo d’accusa per cui il giovane - che nel corso dell’interrogatorio di garanzia si era dimostrato pentito dei suoi comportamenti – è stato condannato, resta quello riguardante il tentativo di incendio. Il padre, infatti, ha successivamente ritirato la denuncia per le minacce e le lesioni, ragion per cui il giudice ha dichiarato il non doversi procedere. Assolto, invece, come richiesto dalla difesa, per la rapina, mancando il dolo specifico per questo reato.

Il giudice ha ritenuto, infatti, che il 37enne potrebbe aver agito mosso dalla gelosia, per visionare i messaggi della moglie, senza trarne un profitto economico da quel telefono, per poi fare in modo che fosse anche restituito il giorno stesso alla coniuge, con l’intercessione della sorella al quale l’aveva consegnato. E, dunque, come recita la formula, "il fatto non costituisce reato".

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