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@TM News/Infophoto

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Dietro le mimose. Dibattiti fumosi, progetti irrealizzati e visioni distorte

La festa della donna si perde nel consumismo e si rischia di dimenticare il senso più reale dei temi connaturati alle lotte politiche e sociali. E così, progetti rivolte alle scuole giacciono nei cassetti, centri di sostegno rischiano di chiudere per assenza di fondi

LECCE - Al di là di storie reali di lotte sociali e di veri e propri miti (come il falso caso della fabbrica in fiamme a New York), i motivi sostanziali sottesi alla celebrazione internazionale delle donne, rischiano oggi più che mai di naufragare tra un consumismo all’odor di mimosa e un’ipocrisia di facciata.

Anno 2015, la discriminazione è ancora molto alta, e l’Isis e il burqa qui non c’entrano davvero nulla. Nel “civilizzato” occidente torti e abusi si esercitano in mille altri modi, a volte più sottili. Civiltà che vai, usanze che trovi.

Tanti gli interventi giunti in questi giorni. Il tema portante sembra essere la necessità di uscire da determinati cliché, ma anche di chiedere concretezza a iniziative istituzionali, invece di chiudersi in sterili .

“Anni di lotte e di sacrifici per la conquista di importanti diritti sono racchiusi nel senso di questa festa. Ma credo non ci sia tanto da festeggiare, perché le donne, in questo momento storico, hanno altre battaglie da condurre”. Giordana Guerrieri, consigliere comunale di Lecce, è stata nominata nei giorni scorsi dal sindaco Paolo Perrone referente per le iniziative legate alle politiche sociali, alla pubblica istruzione, alle politiche della famiglia e alle politiche di genere.

“Le donne oggi – sostiene - celebrano la scoperta della coscienza femminile. Sono madri, mogli e lavoratrici, molto spesso messe in difficoltà da un sistema sociale che ancora non riserva loro le tutele di cui hanno bisogno”.

“Assistiamo purtroppo a storie di violenza in cui le donne sono vittime di abusi che provocano loro ferite fisiche e morali è troppo spesso anche la morte. Oggi, più che festeggiare la donna - dunque, dovremmo celebrare la lotta per la parità di genere e per il rispetto dei diritti. Determinante, in questo percorso, è l'azione delle istituzioni, della formazione, e quindi delle scuole, dei processi culturali. Che le donne oggi siano impegnate in politica, siano manager di successo o leader di movimento sociali ci dimostra che una crescita in tal senso c'è stata”. “Ma questi traguardi – conclude - non devono essere un punto di arrivo, bensì un punto di partenza”.

E come non ricordare il Centro antiviolenza della Provincia di Lecce? Rischia di chiudere i battenti e con esso anche il Centro risorse per la famiglia, di cui è parte integrante. L'allarme è stato lanciato dalla stessa struttura che fa capo all’assessorato alle Politiche sociali e pari opportunità di Palazzo dei Celestini.

Donne e bambini vittime di maltrattamenti a Lecce e provincia, rischiano quindi di non avere più un punto di riferimento capace di fungere da collante tra la società, le famiglie, le istituzioni, la magistratura, i servizi territoriali. Istituito grazie ai finanziamenti pubblici della Regione, nel 2009, il 10 luglio potrebbe essere l’ultimo giorno di attività.

E pensare che i numeri sono (tristemente) importanti, dato che segnalazioni arrivano anche dalle vicine province di Brindisi e Taranto. In ballo ci sono undici professionisti mediatori familiari, tra avvocati, psicologi, educatori e assistenti sociali, che a quella data rischiano di non vedersi rinnovato il contratto.

E tutto questo si potrebbe riverberare su famiglie in difficoltà, su donne maltrattate, su bambini a disagio. "Il Crf - spiega l'avvocato Alessandro Nocco, coordinatore - è un punto di riferimento strategico nel tessuto sociale, opera laddove è necessario fornire supporto e assistenza a donne e minori vittime di maltrattamenti e violenza a vari aspetti, di disagio psicologico, ma non solo”.

“ll centro promuove e realizza, attraverso percorsi concertati ed integrati con gli altri attori del welfare locale, attività a sostegno della famiglia e per questo opera in stretta collaborazione con i servizi territoriali e direttamente con gli organi giudiziari e provinciali”.

“E' una realtà consolidata - aggiunge - nei suoi archivi vi è uno storico ben catalogato e alle volte capita che alcune famiglie tornino per chiedere nuovamente aiuto e trovano lo stesso personale con il quale hanno intrapreso il percorso, anche questo è un aspetto positivo del Centro. Il telefono squilla in continuazione - conclude - abbiamo preso in carico 373 casi fino ad oggi, le segnalazioni poi non si contano, occhio e croce solo le donne che hanno chiesto aiuto in questi ultimi 60 giorni sono state più di trenta”.

Dal grido d’allarme per un centro che rischia di chiudere, a distorsioni e dibattiti fumosi, a fronte di progetti dimenticati. Vanda Vitalone, vicepresidente dell’Ordine degli psicologi di Puglia, parte da una riflessione su “50 sfumature di grigio”, di cui è in proiezione in questi giorni una versione in pellicola. E si sente “colpita dal fenomeno, se così possiamo definirlo, letterario e cinematografico caratterizzato da 100 milioni di copie di libri venduti, per la maggior parte acquistati da lettrici donne, e interminabili file al botteghino con migliaia di adolescenti in attesa di assistere alla sottomissione psicologica e fisica di una ragazza a un uomo incapace di accarezzare e amare”.

“Questi argomenti – commenta - catalizzano l’attenzione del pubblico tanto da diventare materiale per i media sul quale costruire dibattiti che coinvolgono fazioni opposte: pseudo-femministe che inneggiano alla parità e alla libertà sessuale della donna, ed esperti sessuologi, psicologi, antropologi che affermano trattarsi di un fenomeno maschilista e antiprogressista”.

E alla fine, si perde il senso delle cose. Tanto che accusa: “In questo 8 marzo sono, invece, echi lontani i dibattiti sulle varie proposte di legge sull’introduzione dell’educazione affettiva emotiva e sessuale nelle scuole di ogni ordine e grado, allo scopo di educare le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi ai sentimenti, a una sessualità libera e consapevole, all’accettazione del proprio e altrui orientamento, in un contesto di rispetto delle differenze di genere”.

“Giacciono nei cassetti degli assessorati progetti di legge finalizzati all’istituzione della figura dello psicologo nelle scuole per l’attuazione di interventi, tra gli altri, di prevenzione della violenza di genere e di ogni forma di bullismo”, ricorda. “La conseguenza della nostra sottomissione a leggi di mercato che non rispettano neanche i minori è rappresentata dalle giacenze in libreria di libri quali “Stereotipi di genere” e “Dalla parte delle bambine” e da film sottotitolati “50 sfumature di emozioni” relegati in cinema d’essai?”

“E’ utile festeggiare l’8 marzo per ricordare le conquiste femminili ottenute, ma è necessario anche un ulteriore cambiamento culturale che investa tutti i settori di vita della donna, da quello del lavoro a quello delle relazioni intime. Seppur in presenza di leggi avanzate come quelle sui congedi parentali e l’affido condiviso, la donna è ancora in molti casi l’unica protagonista e si trova spesso sola – conclude - a fronteggiare le innumerevoli mutazioni intervenute nella famiglia in relazione ad una società in continua repentina evoluzione”. 

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