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Cronaca Otranto

“Diffamò un musicista su facebook”, assolto un imprenditore

Per la giudice, “il fatto non sussiste”: non c’è prova che le frasi offensive siano state scritte dall’imputato e che il reale destinatario fosse il maestro del gruppo musicale

OTRANTO - “Maestro, maestro delle truffe”, “maestro senza vergogna! Chiuditi”, “Maestro maestro e quando paghi???”, “Maestro speriamo che il tuo prossimo viaggio sarà con … (il nome del titolare di un’agenzia funebre, ndr)”, sono queste le frasi scritte nel luglio del 2017, per le quali un imprenditore, F.P., 51enne di Otranto, finì al banco degli imputati per diffamazione.

Il processo avviato in seguito alla denuncia sporta dalla persona che ritenne di essere il destinatario di quelle offese, il maestro del gruppo, si è concluso due giorni fa con un’assoluzione.

Il verdetto è stato emesso dalla giudice della prima sezione penale del tribunale di Lecce Annalisa De Benedictis che ha accolto la tesi difensiva, sostenuta a dibattimento dagli avvocati Silvio Verri e Alessandra Pavese, ritenendo che “il fatto non sussiste”.

Questo perché non c’è prova che quelle frasi siano state scritte realmente dall’imputato e che sia stato il musicista il vero "bersaglio". “Nessun accertamento è stato compiuto per la esatta individuazione del titolare e utilizzatore del profilo. Nessuna ricerca dei file di log è stata effettuata, né alcun accertamento in ordine al terminale utilizzato per la pubblicazione delle espressioni incriminate è stato operato. Tanto basterebbe a escludere la possibilità di affermare con la necessaria certezza che quel profilo sia stato creato e usato da F.P.”, spiega la giudice nella sentenza.

Il musicista (parte civile al processo con l’avvocato Alberto Corvaglia) era certo che quelle affermazioni, l’imprenditore le avesse rivolte proprio a lui, in considerazione di un precedente rapporto commerciale finito male. In particolare, questo aveva noleggiato dall’imputato un pullman con conducente per raggiungere la sede dell’ambasciata bielorussa, nel centro di Roma, per un concerto.

Il mezzo, però, dovette bloccarsi prima, non avendo l’autorizzazione a raggiungere la zona centrale della capitale, così il maestro che sostenne a sue spese la tappa finale del viaggio, per se e per gli altri artisti, decurtò questo costo dal compenso inizialmente pattuito.

Nove mesi dopo, sarebbero apparsi sul profilo apparentemente riconducibile all’imprenditore post e commenti diffamatori.

Ma come detto, l’accusa non ha retto per insufficienza di prove.

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