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Dimesso dal pronto soccorso tornò a casa e morì, condannato un medico

Arriva il verdetto sulla morte di un 59enne di Martano, avvenuta il 16 febbraio del 2013: sei mesi di reclusione col beneficio della pena sospesa al professionista in servizio nell’ospedale di Galatina

GALATINA - E’ stato condannato a sei mesi di reclusione, col beneficio della pena sospesa, B.R., 63enne di Calimera, il medico del pronto soccorso dell’ospedale di Galatina per la morte di Salvatore De Santis, 59enne di Martano, avvenuta il 16 febbraio del 2013, qualche ora dopo essere stato dimesso.

La sentenza è stata emessa ieri dal giudice della prima sezione penale Elena Coppola che ha imposto anche il pagamento in solido da parte dell’imputato e della Asl di Lecce di un primo risarcimento del danno ai familiari di De Santis, parti civili con gli avvocati Michele Reale e Silvia Magrì, mentre la parte restante sarà calcolata in separata sede.

A dare avvio alle indagini, coordinate dal sostituto procuratore Francesca Miglietta, fu proprio la denuncia della famiglia del paziente che, il giorno prima del decesso, giunse nel nosocomio con insistenti dolori lombari, annebbiamento della vista e difficoltà respiratorie, ma fu mandato a casa.

Quei sintomi della dissezione aortica che non gli lasciò scampo, secondo l’accusa, non sarebbero stati adeguatamente valutati dal medico che gli somministrò un antidolorifico e lo dimise con diagnosi di “dolore toracico non specificato”, dopo aver eseguito un elettrocardiogramma, un esame radiologico del torace ed esami di laboratorio. Stando a quanto valutato dagli inquirenti, altri esami, non effettuati, sarebbero stati necessari a chiarire le cause del malessere e a sottoporre così il paziente a una terapia o a un intervento che l’avrebbe salvato.

La salma di De Santis fu riesumata il successivo 22 ottobre per gli accertamenti medico legali affidati al medico Alberto Tortorella, e si arricchirono di ulteriori approfondimenti disposti dal giudice Simona Panzera nel momento in cui respinse la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura. Sulla scorta degli elementi d’indagine acquisiti nella successiva fase dell’inchiesta, il pubblico ministero chiese il rinvio a giudizio che fu poi accolto dal giudice Antonia Martalò.

Le motivazioni della sentenza saranno rese note entro novanta giorni.

L’imputato era assistito dall’avvocato Giuseppe De Luca.

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