Dino e Veronica, nemmeno il destino più atroce ha potuto dividere i loro cuori

Sono morti insieme, in uno spazio fetido, mantenendo fino all'ultimo istante quel legame che li aveva fatti andare oltre ogni ostacolo. Con dignità si sono occupati per anni l'uno dell'altra, tra emarginazione, indifferenza e flebili promesse

4 gennaio 2012: il giorno in cui Dino e Veronica hanno dovuto smontare le tende da piazzale Tito Schipa

LECCE – Sono morti come hanno vissuto: tra miseria, degrado e abbandono. Ignorati da quella società che non ha mai voluto specchiarsi nei loro occhi acquosi e cisposi, segnati da una vita di stenti e privazioni. Quella di Veronica Piggini e Riccardo Martina, meglio conosciuto come “Dino”, è una storia di ordinaria emarginazione. Una morte tanto tragica quanto assurda la loro, che ha salvato l’unico bene che hanno conservato in questi anni vissuti da clochard: quello di un’unione vissuta fino alla fine, in quella cisterna fetida e puzzolente, che ha cancellato le loro ultime lacrime.

Lui, 52enne, è stato per anni lo storico parcheggiatore abusivo di piazzale Tito Schipa. L’area, nota un tempo come “mercato dei fiori”, è però da tempo chiusa per lavori di ripristino. Una circostanza che ha ridotto ancor più le misere entrate di chi, con dignità e abnegazione, ha continuato in tutti questi anni a svegliarsi poco dopo le 5, per occuparsi della propria compagna di vita, di un anno più grande di lui. Veronica ha comunque cercato di contribuire al misero bilancio familiare, vendendo i  piccoli oggetti ricavati lavorando il cuoio con le mani rattrappite dall’artrite e dalla cattiva alimentazione.

Da circa due anni avevano abbandonato la loro storica “dimora”, due misere tende tra i marciapiedi delle aree di sosta di Porta Rudiae. Da lì erano stati allontanati nel gennaio di due anni addietro, per essere ospitati temporaneamente in un bed & breakfast, con la promessa di un alloggio nell’ostello della gioventù a San Cataldo. Poi, la loro storia si era persa tra oblio e le promesse di una classe dirigente afflitta da facili amnesie.

In quell’edifico fatiscente, dove un tempo la città lasciava spazio alla campagna, che è stata la loro ultima residenza e la loro tomba, ci sono arrivati per caso, forse per sfuggire alle temperature rigide delle notti invernali. Quelle notti in cui ognuno di noi si rinchiude in casa, lasciando all’esterno i problemi di un mondo che non ci interessa e ci fa paura. Loro sono morti come hanno vissuto: insieme, travolti da un destino mai benevolo. Chiusi nell’ostinata dignità di non voler mai chiedere niente a nessuno, nemmeno alla vita.

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Foto del recupero per concessione del comando provinciale dei vigili del fuoco di Lecce.

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