Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Disagi crescenti e un plesso che inizia a star stretto

Il "don Tonino Bello" resta un centro culturale e solo un'ala è adibita alla prima accoglienza, con la possibilità di max 35 posti letto: non bastano gli spazi per gestire le situazioni di emergenza

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OTRANTO - Un disagio nel disagio: i 150 clandestini sbarcati ieri ad Otranto riaprono dubbi e perplessità sulla gestione della prima accoglienza, in termini di disponibilità logistica. Se, infatti, le prime ondate d'immigrazione provenienti dal Medio Oriente avevano richiesto la disponibilità di uno spazio fisico, che permettesse di porre in essere tutte le operazioni di prima accoglienza e di riconoscimento dei clandestini, oggi qualcosa inizia a scricchiolare.

Lo sguardo va puntato sul "don Tonino Bello", ex centro di permanenza otrantino, oggi adibito ad attività culturali con le sedi, tra l'altro, di alcune associazioni locali: ebbene, con il protocollo d'intesa, firmato il 4 agosto 2010 (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=22047 ), in Prefettura a Lecce, le istituzioni provinciali e comunali, prendendo atto dell'emergenza di sbarchi, avevano concordato che un'ala del plesso fosse messa a disposizione per assicurare un presidio di rifocillamento e soccorso sanitario per gli immigrati e un luogo, dove far compiere le pratiche di riconoscimento alle forze dell'ordine.

I numeri contenuti, compresi tra le trenta e le cinquanta unità per sbarco, hanno permesso una gestione da parte dei volontari, dei sanitari, delle forze dell'ordine e dei tecnici comunali, piuttosto tranquilla, anzi persino rodata. Ma il carico umano, approdato ieri sera nella città dei Martiri, torna a porre dei problemi logistici, dovuti alle carenze di posti nel centro "don Tonino Bello".

In buona sostanza, l'emergenza ancora una volta è stata "impattata" dalla solerzia degli operatori nei vari settori di competenza, ma appare evidente che i disagi se costanti rischiano di collassare la struttura, che non permette il pernottamento in sé degli immigrati, salvo casi estremi, né tanto meno in tale quantità: nel centro, infatti, i posti letto che possono essere assicurati non sono superiori alle 35 unità. Si può ben comprendere cosa significhi il contenimento nel plesso di numeri quattro volte superiori alle reali possibilità. Soprattutto, se poi, come nel caso di specie, ci si trovi a dover gestire situazioni di forti tensioni in spazi ristretti (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=27975 ).

Una questione che non può essere sottovalutata, soprattutto se il rischio è che le ondate mantengano questo ritmo o addirittura siano destinate a crescere ulteriormente. I tecnici comunali, a lavoro da questa mattina, devono fare i conti con una gestione davvero precaria, che pone delle oggettive incognite amministrative. Non fa mistero del disagio lo stesso primo cittadino di Otranto, Luciano Cariddi: "Stiamo monitorando in stretto contatto con la Prefettura la situazione, ma è chiaro che il problema esiste, in quanto non possiamo garantire il pernottamento a queste persone, se non per un numero di 30-35 unità. Noi abbiamo dato la disponibilità ad offrire una prima soluzione a quella che si profilava essere una emergenza del Medio Oriente, ma il quadro si sta complicando con nuovi sbarchi provenienti dal Nord Africa".

"Abbiamo inoltre un secondo problema che non possiamo prendere sottogamba, ossia quello dell'ormeggio delle imbarcazioni che trasportano gli immigrati e che tratteniamo nel porto: non abbiamo sufficienti posti barca, tali da sopperire anche in tal senso all'emergenza, ed, oltretutto, si rischia di compromettere il programma di mini crociere, che partirà fra poco. Dovremo capire di concerto con le altre istituzioni come comportarci, per prendere insieme le decisioni migliori per tutti".

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