L’ultima odissea sul treno: prenota con anticipo, ma “perde” la carrozza

Un giovane salentino in viaggio da Roma, dopo aver prenotato il 14 novembre scorso su un Freccia d'argento, è stato costretto a fare il tragitto in piedi, perché l'azienda avrebbe deciso di eliminare due carrozze

ROMA - “Da sempre uniamo l’Italia” recitava un famoso slogan pubblicitario di Trenitalia, nella ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità nazionale. Eppure l’azienda di trasporti su rotaia di questo passo rischia soprattutto di unire gli italiani, ma in un solo coro di protesta per i continui disservizi. L’alta velocità regala l’ennesima cattiva sorpresa ad un salentino, che sta rientrando da Roma: dopo aver prenotato con largo anticipo il viaggio, cioè, il 14 novembre scorso, questa sera, presentatosi alla stazione di Roma Termini, sul suo Freccia d’Argento 9357 delle 16.45, si è ritrovato, insieme ad altri malcapitati, senza carrozza. E, quindi, senza posto. Costretto, insomma, a fare il viaggio in piedi, ammassato assieme agli altri reduci della “carrozza scomparsa”, nel corridoio.

Senza ragione apparente, infatti, Trenitalia, avrebbe deciso, senza opportuno preavviso, di eliminare due carrozze, la 8 e la 9. Si presume, per carenza di passeggeri. Anche se poi, i passeggeri ci sono ed affrontano la tratta in piedi, come avviene spesso e malvolentieri sui treni meno nobili. Appunto.  È Antonio Albano, originario di Veglie e padre del salentino malcapitato, a raccontare alcuni aspetti dell’ultima odissea, giudicando “incomprensibile” l’atteggiamento della azienda di trasporti.

L’uomo si è attivato per capire i motivi di questo disservizio e richiedere l’eventuale rimborso del viaggio, rivolgendosi al numero verde di Trenitalia. Qui, gli operatori gli hanno spiegato di presentare la propria contestazione, all’arrivo alla stazione di Lecce, paventandogli un rimborso sino ad un massimo del 50% del costo del biglietto intero. Quindi, ha provato a contattare il numero della stazione di Lecce, senza mai ottenere risposta.

Alla ricerca di informazioni più dettagliate sull’accaduto, ha richiamato il servizio clienti dell’azienda e si è confrontato con altre vicissitudini simili. Solo una settimana fa, una donna salentina era già stata protagonista della medesima disavventura, precipitandosi, a viaggio ultimato, a chiedere il rimborso per il disagio. Il senso è molto logico: se si prenota per avere un determinato servizio, ma si vive un’esperienza difforme a quella richiesta e per cui si è pagato, il rimborso dovrebbe essere scontato. E, invece, con Trenitalia il discorso si complica, visto che il rimborso sarebbe a loro “discrezione”. Dentro un “gioco dell’oca” ormai notorio, dove occorre anche capire cosa sia effettivamente rimborsabile e cosa no. Visto che difficilmente poi si riesce ad ottenere il rimborso.

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stazioneLecce-2Un paradosso nel paradosso, insomma. Con l’alta velocità che spesso non mantiene le promesse di puntualità e con le agevolazioni sulla carta, che ripercorrono la via dei disagi endemici della storica azienda, senza nemmeno, poi, la tutela dei diritti di viaggiatori, colpiti da disservizi.

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