Un ex manager leccese della Solvay fra gli indagati per la discarica di Bussi

C’è anche Augusto Di Donfrancesco, 55enne di Lecce, fra gli otto indagati in Abruzzo, a seguito del sequestro di tre discariche nei pressi del polo chimico di Bussi sul Tirino, in provincia di Pescara. L'operazione eseguita da finanza e forestale, segue un precedente provvedimento del 2007

PESCARA – C’è anche Augusto Di Donfrancesco, 55enne di Lecce, fra gli otto indagati in Abruzzo, a seguito del sequestro di tre discariche nei pressi del polo chimico di Bussi sul Tirino, in provincia di Pescara (il secondo, dopo un’operazione del 2007 che ha condotto anche al recente rinvio a giudizio di diciannove persone davanti alla Corte d’assise di Chieti), ritenuto uno dei siti più vasti d’Europa in cui sarebbero state interrate sostanze tossiche e cancerogene a circa 5-6 metri di profondità.

Il leccese è uno fra gli ex rappresentanti legali della Solvay Specialty Polimers Italy, esattamente come un altro fra i nomi coinvolti nell’inchiesta, quello di Jacques Francois Joris Pierre, 56enne, residente a Bollate (Milano). Con loro vi sono l'amministratore delegato della Solvay Chimica Bussi, Bruno Aglietti, 62enne di Pescaglia (provincia di Lucca), Stefano Spezzaferro, 68enne, di Montesilvano (Pescara), che l’ha preceduto nella funzione, l'amministratore delegato della Solvay Specialty Polimers Italy, Kristian Thomas Domicic Sanksida, 28enne britannico e l'ex amministratore delegato della Solvay Specialty Polimers Italy, Marco Martinelli, 55enne di Milano.

L’operazione, come riporta Il Pescara, è stata eseguita dal Reparto operativo aeronavale della guardia di finanza di Pescara e dagli agenti del Corpo forestale. L'area sulla quale sono scattati i sigilli è di circa 55mila metri quadri. Il provvedimento è stato disposto dal gip Maria Michele Di Fine perché ad oggi, nonostante quel primo provvedimento di sette anni addietro, il sito non sarebbe stato posto in sicurezza. Da qui anche le ipotesi di reato di disastro ambientale continuato e inquinamento delle acque.

L’accusa verte sul fatto che la presunta mancata bonifica avrebbe provocato un peggioramento delle condizioni ambientali. Le aree poste sotto sequestro sono state affidate in custodia al ministero dell'Ambiente.

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La Solvay, proprietaria del sito, accusata d’inerzia, ha già tenuto in queste ore a dichiararsi estranea specificando di aver già intrapreso nel tempo diverse azioni, portandone al momento avanti anche altre, per migliorare l’impatto ambientale, ritenendosi estranea a forme d’inquinamento precedenti alla sua gestione. 

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