Disinfestazione in Tribunale, schiuma e odori: dipendenti accusano lievi malesseri

Il responsabile della sicurezza presso la Procura di Lecce ha segnalato la presenza di polveri trovate sugli arredi, in seguito all’intervento eseguito sabato

LECCE - Non trova pace la giustizia salentina. Schiuma bianca su sedie e scrivanie e un odore così forte che a più di qualche dipendente ha provocato bruciore agli occhi e tosse. L’allarme nel tribunale di viale de Pietro è scattato questa mattina alle 7.30.

Il responsabile della sicurezza presso la Procura di Lecce Leonardo Mele ha segnalato la presenza di polveri trovate sugli arredi, in seguito all’intervento eseguito sabato in tarda mattinata per impedire l’ingresso, consueto durante la stagione estiva, di visitatori sgraditi come ratti, pulci, blatte e pidocchi nel palazzo. Ma qualcosa è andato storto e la presenza della polvere ha generato preoccupazione, tanto che il procuratore generale Ennio Cillo non ha perso tempo, emettendo un provvedimento che consentisse ai dipendenti dei suoi uffici di potersi allontanare per ragioni di sicurezza.

Sul posto, sono sopraggiunti il coordinatore ispettivo del dipartimento prevenzione della Asl di Lecce Gianni Colucci, il segretario regionale Confsal-Unsa Giovanni Rizzo, il segretario territoriale della Cisl Fb Gianni Farchi e il titolare della ditta “ Antaga” che ha eseguito la disinfestazione Pasquale Greco con una squadra di otto persone per rimuovere la patina bianca dagli arredi.

Il responsabile, carte alla mano, ha rassicurato i tecnici della Asl in merito alla tipologia di prodotti utilizzati, chiarendo anche la causa del problema: “Sabato, intorno alle 14, così come programmato, abbiamo eseguito l’intervento di derattizzazione e disinfestazione da insetti striscianti, con il pluricid che è un prodotto impiegato in tutti gli ambienti chiusi (come ospedali e uffici) e aperti. Se ne utilizzano 50 grammi ogni 10 litri. Noi abbiamo usato pompe da 20 litri con 70 grammi del prodotto, applicandolo all’altezza del battiscopa. Sarà successo che l’operatore sia passato più volte dallo stesso punto e che per questo, la sostanza, una volta asciugata, abbia lasciato una patina bianca. Probabilmente a causa del vento, essendo il pluricid un prodotto nebulizzante, a causa del vento sia finito sugli arredi sporcandoli. E’ accaduto solo in  alcune stanze al secondo piano e in qualche stanza del terzo. Non ci sono rischi di tossicità a meno che e non il caso il prodotto finisca su alimenti. Oltretutto, erano già passate 36 ore dalla sua applicazione, quindi aveva già perso efficacia”.

Fatto sta che, secondo i segretari Rizzo e Farchi, molti dipendenti hanno accusato disagi di varia intensità, che andavano dall'ispessimento della lingua a fastidio o dolenzia alla gola. In un paio di casi si sarebbe verificato un disturbo di tipo allergico.

Entrambi hanno inoltre messo in evidenza come solo la Procura Generale abbia autorizzato il personale ad allontanarsi dai locali. “Nei restanti uffici, a macchia di leopardo, i dipendenti sono stati indotti a restare, ovvero non è stato consigliato o disposto l'allontanamento, nonostante l'evidente disagio. Se la sostanza non fosse stata visibile, il personale avrebbe lavorato tra residui invisibili e tuttavia non rimossi? I primi urgenti lavori di pulizia sono iniziati dopo le 11”, ha denunciato Rizzo. Questi, in una nota, ha fatto sapere che la Confsal-Unsa ha chiesto alla Corte di Appello di vigilare con maggiore severità non solo sui protocolli delle disinfestazioni, ma anche sulla loro corretta esecuzione e come, in questo caso, il controllo sia stato molto carente se non inesistente.

“La Confsal-Unsa spera che anche gli altri RLS sentano forte la responsabilità di essere presenti su questi temi fondamentali per i lavoratori. Dopo circa quindici anni di traumatizzanti vicende sulla salute, igiene, sicurezza sul luoghi di lavoro giudiziari, il sindacato chiede ufficialmente all'Amministrazione di aprire la contrattazione integrativa locale sulle misure concernenti la salute e sicurezza sul lavoro, più volte vanamente sollecitata, e relazioni anche sull'accaduto” ha concluso Rizzo. La Confsal-Unsa ha infine chiesto alla Corte di appello anche ragguagli sulla circostanza che il responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione della Corte risulterebbe vacante.

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