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Disordini alla fine di Lecce-Carpi, Campobasso “non aggredì gli steward”

Il tifoso giallorosso è stato assolto dal reato più grave nel processo d’appello terminato ieri sull’episodio del 16 giugno 2013. Disposto il non doversi procedere anche per altri tre imputati accusati di invasione di campo

LECCE - Si è concluso ieri il processo d’appello a quattro dei tifosi giallorossi finiti sott’accusa per gli scontri avvenuti nello stadio di via del Mare il 16 giugno 2013, in seguito alla sconfitta del Lecce col Carpi.

In tarda serata, la Corte presieduta dal giudice Vincenzo Scardia, ha emesso così il suo verdetto: nove mesi (a fronte dei due anni rimediati il 1 febbraio del 2019) per Giuseppe Campobasso, 42 anni, di Copertino, ritenuto responsabile solo del reato di danneggiamento e assolto “per non aver commesso il fatto” da quello di resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Quanto all’accusa di invasione di campo, che pure gli veniva contestata, la sentenza è stata di “non doversi procedere” per intervenuta prescrizione e ha riguardato anche  Francesco De Masi, 38, di Poggiardo, Federico Ferri, 29, di Lecce, Giancarlo Vincenti, 35, di Poggiardo, nei confronti dei quali è stato eliminato il divieto di accesso in cui si svolgono le manifestazioni sportive e l’obbligo di presentarsi presso i carabinieri. Le stesse misure sono state ridotte a due anni per Campobasso che, in questi anni, attraverso il suo avvocato Giuseppe Milli ha sempre negato gli addebiti.

“Dopo sette lunghi anni, è riuscito a dimostrare la propria innocenza almeno per il reato più grave di aver opposto resistenza attiva agli steward dopo aver subito nell’ordine, custodia cautelare per oltre sette mesi e una condanna in primo grado a due anni”, il commento del legale che, in una nota, ha richiamato un caso precedente, quello di Andrea Bufano, ritenendo entrambi “incastrati” dal maldestro utilizzo dei fotogrammi.

“Nonostante la difesa avesse prodotto video che giustificavano l’innocenza di Campobasso, il Tribunale di primo grado aveva preferito affidarsi, nel motivare una sentenza di condanna oggi venuta meno, sui singoli fotogrammi e sulla loro interpretazione da parte dei poliziotti”, ha precisato Milli, secondo il quale, questa prassi, di dare suggestive interpretazioni della realtà, cristallizzando solo un attimo di tempo attraverso un fotogramma, invece di fruire del video, costringe tante persone a invocare giustizia, aspettando, come ha fatto Campobasso, lunghi anni intrisi di dolore e rabbia”.

Gli altri imputati erano assistiti dagli avvocati Stefano Pati e Sergio Santese.

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