"Do ut des". Igeco, mazzette e assunzioni per curare i propri interessi

Il nome dell'imprenditore di Castrignano del Capo, Tommaso Ricchiuto, compare in molte delle 463 pagine d'ordinanza. Con lui anche Alfredo Bruno, di Calimera, uomo di fiducia. Avrebbero versato periodicamente mazzette. Fasiello coivolto in un'altra vicenda poco chiara

I carabinieri portano via l'ex sindaco. Foto da Brindisireport.

CELLINO SAN MARCO– Tangenti, promesse, favori, appalti. Un intreccio fitto di amicizie interessate per far levitare i propri affari. In fin dei conti, la locuzione latina “Do ut des” (“Do se tu mi dai”), usata per ribattezzare l’operazione, indica perfettamente il quadro complessivo in cui sarebbero maturati i rapporti.

Il nome dell’imprenditore Tommaso Ricchiuto (nella foto in basso) compare in molte delle 463 pagine d’ordinanza. Un’indagine monumentale in cui alcuni fra i vertici dell’Igeco, secondo la Procura brindisina, avrebbero intessuto una serie di rapporti basati su scambi con l’allora sindaco Francesco Cascione e vari esponenti del Comune di Cellino San Marco, questi ultimi ritenuti dagli investigatori promotori di un vero e proprio sodalizio “affaristico-delinquenziale”.

Ricchiuto, di Castrignano del Capo, è il presidente del consiglio d’amministrazione e amministratore di fatto dell’Igeco Costruzoni Spa, e avrebbe spesso agito usando come tramite Alfredo Bruno Bruno, di Calimera, responsabile tecnico della società e sua persona di fiducia. Una delle vicende che li vede protagonisti, e fra le principali del filone, nasce in seguito all’aggiudicazione dell’appalto in via definitiva per i servizi d’igiene urbana e accessori del Comune di Cellino per poco meno di 3 milioni e 400mila euro, anche dopo sentenze amministrative per dirimere un contenzioso con Gialplast. Tutto ruotava attorno alla partecipata dell’Igeco Costruzioni, la Igeco Ambiente Srl.

Gli imprenditori, secondo le accuse, avrebbero promesso 20mila euro ogni tre-quattro mesi a vari esponenti della Giunta, tramite il contatto diretto con l’allora sindaco. L’incarico sarebbe stato eseguito da Bruno su mandato di Ricchiuto. Non solo. Gli imprenditori si sarebbero anche fatti carico dell’impegno di assumere a tempo pieno due lavoratori ritenuti vicini agli amministratori comunali.

Lo scopo di queste manovre, secondo gli inquirenti, era ricevere vantaggi illeciti a titolo personale e comunque a favore dell’Igeco, tramite la nomina di un direttore dell’esecuzione del contratto a loro gradito, con la conseguenza di omettere contestazioni su inadempienze nell’espletamento del servizio.

Il tutto si sarebbe realizzato fattivamente con nomina avvenuta tramite una determina del 22 marzo 2013, con atti amministrativi ritenuti oggi illegittimi e tesi a consentire all’Igeco di usare terreni incompatibili a livello urbanistico rispetto all’allocazione del centro di raccolta dei materiali, la cui realizzazione e organizzazione, in conformità a quanto stabilito nel bando di gara, era peraltro fra gli oneri in capo alla stessa società. Si sarebbe anche determinato un illecito aumento del canone da corrispondersi alla società aggiudicataria dell’appalto, con una proposta di variazione dei servizi contrattuali.

IMG-20150410-WA0014-2Lo scambio di promesse e gli accordi sarebbero avvenuti nel corso di incontri tenuti fra aprile e luglio del 2013 presso due location d’elite: la tenuta di Al Bano Carrisi, nel Cellinese e il bar Raphael di Lecce. Le consegne di denaro sarebbero invece avvenute presso lo studio legale di Cascione, a San Pietro Vernotico, il 30 settembre del 2013, tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio del 2014 e nell’aprile 2014.

Nella vicenda rientra poi un altro imprenditore del Leccese, Antonio Vincenzo Fasiello di Strudà, frazione di Vernole, attivo nel settore del movimento terra. L’ex sindaco e vari amministratori, in questo caso, avrebbero abusato delle loro funzioni, nella vicenda di un appalto andato contro ogni previsione a una ditta non compiacente. Fasiello, conosciuto da Cascione, sarebbe stato individuato a quel punto come la persona adatta prendere contatti con tale ditta.

L’obiettivo, secondo gli investigatori, era di indurre la società di costruzioni e manutenzione ordinaria e straordinaria vincitrice a versare una somma pari al 10 per cento dell’importo totale dell’appalto per lavori di riqualificazione di una piazza di via Squinzano, prospettando innumerevoli difficoltà, tutte, a quanto pare, create ad arte dagli amministratori comunali. I lavori rientravano nell’ambito del Pep del Comune di Cellino San Marco per oltre 315mila euro ed erano stati aggiudicati a tale società (messa a quel punto sotto torchio), per poco più di 271 mila euro, con un ribasso di oltre il 10,5 per cento.

Le pressioni, secondo gli inquirenti, sarebbero state fatte anche con velate e implicite minacce. Ma alla fine, il legale rappresentante della ditta, contattato da Fasiello e anche in seguito a numerose telefonate per avere un appuntamento e un colloquio con l’ex primo cittadino, ha rinunciato alla vincita della gara, non siglando il contratto.

In questa vicenda, oltre a Cascione e Fasiello, le contestazioni sono state avanzate anche a Gianfranco Quarta, già assessore con delega alle Attività produttive, Ionni Pagano, geometra in servizio presso l’Ufficio tecnico comunale e Giuseppe Gigante, esponente politico di rilievo e consulente non retribuito a contratto del Comune.

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