Documento di guerra arriva dopo 66 anni: storia di un reduce vissuto a Trepuzzi

Giovanni Prima, morto lo scorso anno, aveva chiesto nel 1951 il certificato di partecipazione al conflitto. La risposta questi giorni

TREPUZZI - Solo pochi giorni addietro la storia della lettera spedita dal fronte della seconda guerra mondiale, scritta da un soldato salentino dell’artiglieria di contraerea, in missione in Nordafrica, e mai recapitata e ritrovata dopo ben 75anni ad Uggiano La Chiesa. Ora una situazione pressoché analoga con un documento di guerra che, dopo un’attesa lunga ben 66anni, è giunto nelle mani dei famigliari di Giovanni Prima, reduce di guerra, originario di Brindisi, ma vissuto sino ad un anno addietro in quel di Trepuzzi dove si era trasferito nel periodo del dopoguerra. Prima è morto l’1 febbraio dello scorso anno, all’età di 97 anni, e durante la seconda guerra mondiale aveva partecipato alle campagne belliche, arruolato nella Marina Militare, a partire dal 1941.

L’undici maggio  del 1951, sei anni dopo la fine del conflitto, fu lui stesso ad  inviare una lettera al ministero della Difesa, chiedendo la trasmissione del brevetto della campagna di guerra. Quella sorta di certificato sarebbe dovuto servire quale attestazione del riconoscimento per la partecipazione al conflitto mondiale e per ottenere in seguito la pensione di guerra. Giovanni Prima da giovanissimo viveva a Brindisi con la sua famiglia quando arrivò la chiamata alle armi. Dopo essersi arruolato in Marina, venne inviato sul fronte africano, imbarcato su un sommergibile. Di quella sua richiesta non si seppe mai nulla, tant’è che lo stesso aveva smesso di pensare a quel suo brevetto di guerra accontentadosi di vivere con la sua pensione di vecchiaia (l’integrazione  in ballo, in realtà, sembra che sarebbe stata tra l’atro abbastanza irrisoria, circa 5 euro in più al mese) dopo una vita spesa a lavorare in quel di Trepuzzi come orologiaio. In paese tutti lo ricordano infatti come “mesciu Nino”, l’orologiaio brindisino. Ora a distanza di 66 anni dalla sua richiesta al ministero della Difesa, i familiari di mesciu Nino sono riusciti ad entrare in possesso del brevetto di guerra, che è stato recapitato via email, e nel quale viene certificato il riconoscimento per la partecipazione di Giovanni Prima alla Seconda guerra mondiale. La richiesta originaria era stata accolta tre mesi dopo l’invio della istanza di Prima, il 3 agosto del 1951. Solo in questi giorni, però, il certificato, come detto, è arrivato a destinazione.            

“Il documento è stato ritrovato in maniera del tutto casuale da un amico di famiglia che ha il nostro stesso cognome e che lavora in Marina” racconta Tommaso Prima, figlio di Giovanni, “mio padre aveva bisogno di quel foglio, per ottenere la pensione di guerra. Da giovane viveva a Brindisi con la sua famiglia, quando arrivò la chiamata alle armi. Gli amici lo soprannominavano Primo Carnera, leggendario pugile degli anni ’30, per la sua abilità sul ring. Dopo essersi arruolato in Marina, venne inviato sul fronte africano, imbarcato su un sommergibile e si distinse sotto le armi. Un giorno, grazie alla soffiata di un amico” racconta ancora il figlio Tommaso, “venne a sapere che il giorno successivo ci sarebbe stato un bombardamento e allora comunicò subito questa cosa al comandante, che decise di spostare i suoi uomini dal luogo in cui poi effettivamente caddero le bombe, salvando numerose vite”. Cinque anni fa la famiglia Prima proprio in relazione a questo episodio ha chiesto formalmente al presidente della Repubblica il riconoscimento di un onorificenza per questo gesto di eroismo per mesciu Nino. Ma anche in questo caso nessuna risposta è ancora giunta. 

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In collaborazione con Brindisireport

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