Cronaca

Dopo 15 giorni ancora fiamme nella zona del pozzello

Diversi focolai nell'area che sorge nelle vicinanze di Otranto, dopo appena due settimane da un altro incendio. Evidente la mano dei piromani in questo secondo episodio. Tanta paura per i residenti

21082007(003)

Ancora un altro rogo, ancora un altro inferno ad Otranto, col fumo che si leva tutt'intorno in una nuvola bianca e di un grigiastro inquietante: sembra impossibile individuare l'origine dell'incendio; uno, due, tre, quattro, cinque, forse sei? si fatica a contare i focolai e spegnerli è un'impresa da titani; la zona incriminata è off limits: avvicinarsi è una pretesa troppo grossa, anzi un'utopia; ma il puzzo di fumo, anche ad un raggio di distanza piuttosto consistente, riempie i palati di una mistura tutt'altro che invitante e occorre portare le mani sulle narici per non inalare quell'aria rarefatta. Sembra di respirare catrame, mentre le fiamme non lasciano il tempo per provare a comprendere quest'ennesima oscenità.

Il Pozzello vive la sua seconda giornata da incubo in poco più di quindici giorni: sembra diventata per uno scherzo di dubbio gusto la meta preferita dai piromani. I residenti hanno paura ed hanno sulle facce lo sguardo della rassegnazione: un po' se lo aspettavano, perché ogni anno, arrivano delle fastidiose avvisaglie; ma non è giusto dover vivere sempre con l'ansia che qualche malintenzionato, in un raptus di malato protagonismo, metta a repentaglio le loro vite. Il problema è, però, che dietro a tutto non c'è la maniacale voglia di protagonismo: i presenti lo sanno cosa si cela dietro al continuo vizietto di questi criminali più o meno ignoti; e non serve essere maliziosi per cavare da episodi simili l'altra verità, fin troppo evidente: chi appicca il fuoco è gente che ha un progetto ed un disegno ben definito; non improvvisa nulla e sa bene ciò che vuole.

Da tempo, infatti, qualcuno sogna da quelle parti di realizzare ristoranti ed altre strutture ricettive; cosa c'è di più redditizio di un bel complesso turistico collocato in una delle realtà più belle di Otranto? E, siccome quella zona è un territorio Sic, l'unico modo per "farsi largo" è usare la violenza ed il sopruso; fare terra bruciata, dunque, per poter "conquistare" angoli di territorio appetibili su cui eventualmente edificare: ottenere dalla finestra quello che non si potrebbe ottenere dalla porta principale. Ad onor di cronaca, ci sarebbe la legge a vietare a questi individui, rampanti e senza scrupoli, di impossessarsi di tali territori: in teoria, per circa un decennio non dovrebbe esserci possibilità di edificare in zone incendiate; ma resta appunto teoria, perché, come al solito, il problema è sempre lo stesso: chi controlla? chi effettua il monitoraggio delle zone boschive? Questi signori lo sanno bene e si trastullano sulla sicurezza di restar beatamente impuniti, in attesa magari d'intascare a tempo debito il "bottino edilizio".


I casi di Peschici e di Vieste, nella loro drammaticità, sono d'insegnamento o almeno di avvertimento. Eppure interi ettari di foreste e di zone pinetate continuano ad essere distrutte annualmente, con la perdita di vegetazione e grande rischio per l'incolumità degli uomini. Gli interessi di bottega sembrano contare più di tutto e chi progetta nell'ombra di sostituire le zone Sic con ristoranti e strutture ricettive sembra ancora avere la meglio. Del resto, queste forme di illegalità stanno rendendo una delle perle di Otranto, una sorta di far west nostrano, sempre più al centro di spiacevoli cronache quotidiane. La campagna promossa nei giorni scorsi dalle associazioni ambientaliste recitava chiaramente di "Non scherzare col fuoco". Qualcuno non ha recepito il messaggio e non l'ha voluto recepire. Non solo criminale incosciente dunque, ma anche recidivo.

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