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La palazzina in via Montello, a Lecce, dove è stata assassinata la coppia

La palazzina in via Montello, a Lecce, dove è stata assassinata la coppia

Dopo le ottanta coltellate, la lettera alla madre: “Mi sono perso, ma voi siate forti”

Rientrato nella sua abitazione, subito dopo aver assassinato Eleonora e Daniele, Antonio De Marco si mette al pc per incoraggiare la sua famiglia, nel caso in cui fosse stato scoperto

LECCE - “Mamma, fino a qualche tempo fa non avrei mai pensato di arrivare fino a questo punto… nessuno avrebbe mai pensato che fossi in grado di fare una cosa del genere, ma ormai è successo e non si più tornare indietro”, inizia così la lettera scritta dal 21enne di Casarano Antonio De Marco, subito dopo aver assassinato i due fidanzati nella loro abitazione in via Montello a Lecce.

Rientrato in casa, la sera del 21 settembre scorso, lo studente in Scienze infermieristiche di Casarano, con le mani che poco prima si erano sporcate di sangue innocente, quello di Eleonora Manta e Daniele De Santis, ha digitato i tasti sulla tastiera del suo pc per dare coraggio alla sua famiglia: “Sono sicuro che sarete tutti sconvolti, ma c’è una cosa che devo dirvi: non lasciatevi andare! Non fate quello che ho fatto io! Mamma, papà, Mariangela, nonni, zie… tutti voi non lasciatevi andare! Da questo momento in poi scoprirete quanto siete forti, perché sarete costretti ad esserlo, mamma ti prego non disperarti troppo, papà non farti sconvolgere troppo, Mariangela tu devi essere più forte di tutti, solo tu puoi evitare che mamma e papà si lascino andare, tu li hai sempre aiutati, aiutali anche adesso. Per il momento non pensate a me, pensate a voi, dovete riprendervi, dovete essere forti, vi prego, vi imploro, non lasciatevi andare, non perdetevi, aggrappatevi a qualcosa: gli affetti che vi sono rimasti, Dio, i ricordi, la speranza… qualunque cosa ma non perdetevi, non abbandonatevi, siate forti insieme”.

“Io ho fatto quello che ho fatto perché mi sono perso, anche se ero a pezzi e ho cercato di non disturbare nessuno, ho sempre pianto in silenzio, urlavo ma nessuno poteva sentirmi. Ma voi non fatelo!”, conclude il 21enne, consapevole di aver fatto troppi errori e che, con ogni probabilità sarebbe stato individuato.

La missiva nel computer sequestrato al ragazzo, dopo il suo arresto, è stata trovata dai carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale, e fa parte del fascicolo dell’inchiesta oggetto del processo che inizierà il 18 febbraio.

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