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Cronaca

Dopo la bufera sul Palazzo di via Brenta, il giudice Errede sotto torchio, ma tace

La toga leccese, al centro dell’inchiesta della Procura di Potenza, su un sistema di affidamento di incarichi a professionisti in cambio di regali e favori, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Stessa scelta anche per gli altri quattro arrestati

POTENZA/LECCE - Dopo tre giorni dalla nuova bufera che ha travolto la giustizia salentina, è calato il silenzio nel Tribunale di Potenza. Qui, questa mattina, davanti al giudice Salvatore Pignata si sono presentati i cinque indagati coinvolti nell’inchiesta su un sistema di affidamento di incarichi nel Palazzo di via Brenta in cambio di regali e favori, per i quali è stato disposto l’arresto ai domiciliari, e tutti hanno preferito sottrarsi all’interrogatorio di garanzia. 

Stiamo parlando del giudice del tribunale di Bologna Pietro Errede, leccese di 57 anni, all’epoca dei fatti in servizio presso la sezione fallimentare/esecuzioni Immobiliari, nonché misure di prevenzione del tribunale di Lecce (assistito dagli avvocati Michele Laforgia e Donato Cimadomo), del suo convivente, l’avvocato Alberto Russi, 54, già consigliere comunale nel capoluogo salentino, (affiancato dagli avvocati Roberto Rella e Fabrizio D’Errico) e dei tre commercialisti, Massimo Bellantone, 57, di Guagnano, (con l’avvocato Amilcare Tana), Marcello Paglialunga, 53, di Nardò, (con gli avvocati Alberto Gatto e Luigi Vetere) ed Emanuele Liaci, 55, di Gallipoli (difeso dall’avvocato Luigi Suez).

Quest’ultimo ha presentato al gip una memoria difensiva per chiarire la sua posizione, negando con fermezza l'accusa di corruzione.

Gli arrestati hanno preferito avvalersi della facoltà di non rispondere per avere più tempo di visionare i capi d’accusa contenuti nell’ordinanza di custodia cautelare e nel corposo fascicolo d’inchiesta.

Nello stesso procedimento, tra gli altri indagati, a piede libero, ci sono: il giudice Alessandro Silvestrini, gli avvocati Antonio Casilli, 60 anni, di Lecce, Giuseppe Evangelista, 58, di Lecce, il geometra Antonio Fasiello, di 68, residente a Vernole e un imprenditore di Surbo, Eusebio Giovanni Mariano, di 51. 

Tentata concussione, tentata estorsione, estorsione consumata e diverse ipotesi di corruzione in atti giudiziari sono i reati riscontrati dagli inquirenti potentini.

“Un uso strumentale dell'attività giudiziaria utilizzata per procacciare utilità personali non solo al magistrato (vacanze, preziosi, device, feste, ecc), ma anche ai professionisti che ruotavano intorno a lui che beneficiavano degli incarichi dati dallo stesso magistrato e che per questo lo ricambiavano”: è lo sconfortante contesto descritto dal procuratore di Potenza Francesco Curcio e che viene raccontato in modo più dettagliato in un recente articolo.

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