Cronaca

Dopo due anni tenta nuovamente di rapire una prostituta, arrestato 53enne

Il primo sequestro nel settembre 2014, fino alla fuga della vittima. Pochi giorni dopo il rapitore vittima di un agguato

LECCE – Una storia complessa fatta di violenza e sopraffazione, rapimento e segregazione, vendetta e ossessione, che come la trama di un film si dipana lungo un arco temporale di circa due anni. Bisogna fare un passo indietro nel tempo, al settembre del 2014, quando, sulla strada che da Maglie conduce a Cutrofiano, una giovane donna bulgara viene rapita da un uomo. Solo qualche giorno dopo arriva la denuncia di un’amica che, presentatasi presso i carabinieri della compagnia di Maglie, sporge denuncia di scomparsa della connazionale.

La donna racconta ai militari che entrambe si prostituiscono, e che il primo settembre del 2014, si sono incontrate al solito posto per attendere i clienti sino al primo pomeriggio. Verso le 14 la donna riceve una telefonata dall’utenza in uso all’amica, che le chiede aiuto, dicendole che si trova a bordo dell’autovettura di un suo cliente che già in passato l’ha aggredita e derubata. La denunciante riferisce di aver parlato per telefono anche con il rapitore, che le ha dichiarato di non essere interessato ai soldi, ma a ucciderla.

Pietro Longo CC Maglie 4 ago 2016-3Ricevuta la denuncia, i carabinieri iniziano a indagare, anche attraverso intercettazioni telefoniche. Dopo qualche giorno, l’utenza della donna è localizzata a Noha. Il sequestratore concede alla vittima poche telefonate di conforto a una donna con la quale viveva prima di essere rapita. Dopo ventuno giorni trascorsi nell’abitazione del rapitore, la bulgara, approfittando di un momento di distrazione dell’uomo, colto dal sonno profondo, riesce a scappare e il 22 settembre, verso sera, dopo essere riuscita a rintracciare l’amica con il suo telefono cellulare, viene raggiunta e accompagnata a Lecce.

IL RAPIMENTO

Il 26 settembre la vittima sporge denuncia contro il suo aguzzino, Pietro Longo, 53enne, di Galatina, accusandolo del suo rapimento. La ragazza riesce a esporre i fatti, spiegando di essere stata avvicinata da Longo, suo abituale cliente che conosceva come Piero che, dopo averla minacciata con un coltello, la costringe a salire a bordo della sua autovettura, di colore bianco. Dopo averla privata di tutti i suoi averi, la lega con una corda facendola stendere nel bagagliaio. Poco dopo si ritrova a casa dell’uomo, e lì è picchiata ripetutamente, per poi essere rinchiusa in una stanza chiusa a chiave dall’aguzzino che, solo alcune ore dopo libera la malcapitata per darle da mangiare.

La donna racconta di essere stata violentata. Dopo alcuni giorni di prigionia, Longo, forse credendo di averla educata, le permette di stare fuori dalla stanza, ma sempre in sua presenza, persino in bagno. L’energumeno la picchia anche con un bastone o con la scopa, minacciandola di morte con un coltello in caso di fuga. Ciò avviene soprattutto quando lui andava a dormire con lei, pretendendo continue prestazioni sessuali, con rapporti non protetti. Racconta anche di avvertire una continua sensazione di stanchezza, dovuta probabilmente alla somministrazione di droga con l’inganno, attraverso cibo o bevande. Riferisce che non le è consentito di telefonare neanche ai suoi familiari e quelle poche volte che ha cercato di nascosto di recuperare il telefono, viene picchiata.

LA FUGA

compagnia di maglie (3)-8-3Il 22 settembre, verso le 23, approfittando del fatto che Longo è ubriaco e drogato, dopo aver recuperato il suo cellulare, fugge a piedi verso il centro abitato di Noha, riuscendo a contattare la sua amica, la denunciante, per poi nascondersi tra le autovetture in sosta in attesa di essere raggiunta dalla sua connazionale con un taxi per portarla a Lecce in albergo. Dopo la sua fuga, Longo ha cercato di contattarla per telefono, con insistenza. Nell’abitazione dell’uomo ha lasciato i suoi vestiti, tra cui un giubbotto marrone in pelle, un paio di jeans e la biancheria intima. Presso il pronto soccorso dell’Ospedale di Scorrano, i medici riscontrano la presenza di ecchimosi diffuse, abrasioni e segni di violenza.

L’AGGRESSIONE A PIETRO LONGO

Il 26 settembre del 2014, verso le 16:30, Pietro Longo è vittima di un agguato a opera di ignoti. Il 53enne viene pestato e accoltellato alla schiena, all’altezza del polmone destro e sul braccio destro, e colpito da due colpi di arma da fuoco sulla tibia sinistra. Solo in seguito e dopo aver chiesto aiuto, suo figlio lo rintraccia quasi esanime, nel cortile dietro la sua abitazione a Noha. Un agguato che potrebbe essere legato proprio al rapimento della cittadina bulgara, come vendetta di connazionali che non hanno perdonato all’uomo il fatto di aver sottratto loro la prostituta e i relativi guadagni. Un’altra storia di violenza in cui la vittima è solo un oggetto e una fonte di profitto.

IL TENTATIVO DI RAPIMENTO NEL GIUGNO 2016

Nonostante l’agguato e la denuncia, dopo quasi due anni, la storia si ripete. Il 3 e il 9 giugno la vittima si ripresenta dai carabinieri, denunciando di essere stata avvicinata da Longo sulla strada provinciale Maglie–Collepasso. Il copione lo steso di due anni prima: l’uomo, minacciandola con un coltello, cerca di costringerla a salire in autovettura. Al rifiuto della donna, scende dal veicolo nel tentativo di raggiungerla, minacciando di tagliarle la gola. La vittima si accorge che l’uomo zoppica e riesce a scappare chiedendo aiuto a un automobilista di passaggio, che l’accompagna dai carabinieri.

L'ARRESTO

Ieri mattina i militari dell’Aliquota operativa di Maglie e quelli della stazione di Galatina, hanno rintracciato Pietro Longo e lo hanno arrestato in esecuzione dell’ordinanza di cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Lecce su richiesta della Procura della Repubblica, per i reati di sequestro di persona, consumato e tentato, e violenza sessuale aggravata. Nelle prossim ore il 53enne comparirà dinanzi al gip Vincenzo Brancato pe rl'interrogatorio di garanzia.

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