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Foto di archivio.

Foto di archivio.

Dopo l’interdittiva antimafia, la società torna operativa sotto amministrazione controllata

Lo hanno stabilito i giudici della Sezione misure di prevenzione del Tribunale, i quali hanno concesso alla srl di poter lavorare sul territorio

LECCE – Torna operativa la Salento multiservizi srl, società con sede a Surbo, specializzata soprattutto in servizi cimiteriali e destinataria di una interdittiva antimafia a febbraio scorso. I giudici della Sezione misure di prevenzione del Tribunale leccese hanno infatti accolto la richiesta proposta dagli avvocati della srl, Maria Cristina Caracciolo e Valentina Romano.

I legali hanno ottenuto la concessione dell’amministrazione controllata della società: questa potrà salvaguardare i livelli occupazionali e continuare a erogare i servizi essenziali sul territorio del Leccese e delle province confinanti, dove è stata vincitrice di alcune gare di appalto. All’origine della misura, emessa dalla prefettura del capoluogo salentino a seguito di una indagine condotta dalla Direzione investigativa antimafia, l’impiego da parte della srl di tre dei 32 dipendenti con precedenti penali alle spalle. Degli impiegati considerati “controindicati” per problemi con la giustizia, in realtà, due avrebbero già cessato da tempo il rapporto di lavoro con la società, mentre il terzo è stato subito licenziato.

Gli avvocati Maria Cristina Caracciolo e Valentina Romano, difensori rispettivamente in sede penale e amministrativa della ditta,  dichiarano: “Resta fermo che l’impresa valuterà  l’impugnazione sia della pronuncia appena depositata per la mancata concessione della più blanda misura del controllo giudiziario di cui all’articolo 34 bis del Codice antimafia, sia dell’ordinanza cautelare emessa dal Tar Lecce con riferimento alla presupposta interdittiva antimafia. La vicenda, che vede colpita un’azienda da interdittiva sul solo presupposto dell’assunzione di un dipendente con precedenti penali, non può non aprire una più ampia riflessione sull’interpretazione resa dalle prefetture prima e dai giudici poi circa i confini di applicazione della normativa antimafia”.

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