Cronaca Piazza Mazzini Giuseppe

La notte porta scompiglio: "Toticchio", altra spaccata venti giorni dopo. Ed è ormai sfida

Il negozio di abbigliamento sportivo della Galleria Mazzini letteralmente depredato: spariti almeno trecento capi Armani, Lacoste e Colmar. La vigilanza è arrivata in soli tre minuti, ma i ladri sono stati molto rapidi. I titolari demoralizzati: "Un duro colpo". E si è ancora in attesa dei paletti e dell'attivazione di telecamere

La vetrata infranta del negozio.

LECCE – La notte porta scompiglio. Assalto da “Toticchio”, atto terzo. “Via, via”, ha urlato il palo quando ha visto affacciarsi un vigilante di Cosmopol. Tempo impiegato dalla guardia giurata per raggiungere il luogo: tre minuti contati. Eppure, tanto è bastato per sfondare una vetrata con un’auto lanciata in retromarcia e rubare non meno di trecento capi d’abbigliamento. Un colpo molto duro per la storica attività commerciale leccese. E che arriva per giunta a distanza di appena ventuno giorni dal precedente assalto.

Le lancette battevano sulle 3 di notte, quando la banda ha fatto irruzione nella Galleria Mazzini a bordo di una Bmw di colore scuro. Erano almeno in quattro, tutti vestiti di nero, coperti dalla testa ai piedi. Sagome irriconoscibili, figure che sembrano richiamare vagamente alla mente i terroristi dell’Isis. Di certo, l’effetto non è dissimile: solo trovarseli davanti deve mozzare il respiro in gola.

Sembra che il veicolo avesse persino i vetri opacizzati. Un dettaglio riferito dagli stessi titolari, che questa mattina hanno subito visionato le immagini del sistema di videosorveglianza interno. E’ da quel “film” che hanno potuto ricostruire la dinamica precisa. Ora, quelle riprese sono in mano alla squadra mobile.

Ancora non è chiaro da quale varco sia entrata la Bmw, ma è certo che l’auto sia fuggita dal lato di via Oberdan. Il veicolo ha scavalcato il marciapiede ed è arrivato in prossimità della vetrata principale, proprio accanto all’ingresso. Tre malviventi ne sono scesi. Una vedetta, con ogni probabilità, si è sistemata in posizione centrale, per dominare la Galleria e osservare eventuali arrivi indesiderati da ognuno dei quattro lati. Altri due hanno atteso che il cristallo fosse infranto per arraffare i capi.  

Il conducente, nel frattempo, ha collocato l’auto con il muso in direzione opposta all'obiettivo. Poi, ha innestato la retromarcia ed ha inferto il primo colpo. Secco, ma non potente. Forse per saggiare la resistenza del doppiovetro e magari indebolirlo. Il secondo, di certo, è stato molto violento. Dopo l’impatto, una pioggia di vetri. L’allarme collegato alla vigilanza è subito scattato, ma i ladri non si sono lasciati intimorire. Hanno caricato a bordo della Bmw centinaia di capi, agendo con rapidità estrema. Piumoni, giubbotti, maglioni di marche quali Colmar, Armani e Lacoste. Un danno notevole e che si aggiunge al costo per le riparazioni. Decine di migliaia di euro. 

I malviventi hanno scelto pure con cura i marchi da arraffare. Fra i più ricercati, seguendo le tendenze del momento. Poi, l’arrivo del vigilante e la fuga spericolata nella notte. Sul posto, nei minuti successivi, sono arrivate anche le volanti di polizia. Le ricerche in tutta la città e lungo le arterie di uscita dal capoluogo non hanno portato a nulla. La scientifica, intanto, ha svolto i primi rilievi.

I titolari della storica attività commerciale questa mattina hanno il morale a pezzi. Due furti di tale portata in poco più di due settimane manderebbero al tappeto anche i caratteri più stoici e imperturbabili. “Forse hanno deciso di farci chiudere”, hanno mormorato, senza rabbia. Più con la dignitosa rassegnazione di chi, finora, ha avvertito sulla pelle la sensazione di aver combattuto una battaglia contro i mulini a vento. La loro tesi, e non gli si può certo dare torto, che si tratti di furti su precisa commissione. Quei capi ritorneranno presto in circolazione, per altre vie. 

“Aumenteremo le difese. Metteremo vetri più spessi e grate”, giurano. E se un negozio deve diventare più blindato di una caserma, significa che i cittadini si sentono ormai del tutto esposti e indifesi agli attacchi continui di una malavita sprezzante.

Lo storico, poi, non è piacevole da riprotare alla luce. L'attività sotto la Galleria era già stata “visitata” una prima volta nel 2008, ma in quell’occasione l’auto usata come “ariete”, una Fiat Bravo, si bloccò tra gli infissi della vetrata. Il furto fallì e i ladri scapparono a piedi. Nelle ultime due occasioni, e si è ormai ai giorni attuali, i colpi sono stati studiati con maggior meticolosità e sono riusciti alla perfezione.

Dopo il furto del 24 settembre, in città si è anche rianimato l’annoso dibattito sulla sicurezza della Galleria Mazzini, vittima continua di vandali e bande di predoni. Negli anni anche altre attività sono state colpite da furti, fra cui un bar e una gioielleria. Come dire: quest'angolo a due passi dalla fontana dovrebbe essere un elegante salotto in centro, invece è terra di nessuno, specie nelle ore piccole.

Si è parlato di chiusure con grate e paletti, ma i varchi sono ancora aperti. Sono state installate anche videocamere, ma ancora non sono attive. Il dibattito ha coinvolto associazioni dei commercianti e Comune di Lecce, tirato per il bavero della giacca per non aver mai risolto il problema. E nella lentezza della burocrazia, ma anche nel continuo e ormai endemico deficit di uomini e mezzi a disposizione delle forze dell’ordine per un controllo efficace del territorio, la malavita ci sguazza.

Ecco, allora, che l’affronto a "Toticchio", il quale segue di pochi giorni anche un altro furto in centro, quello ai danni del negozio “Superottica Alfarano”, assume il sapore amaro di una sfida. Non contro l’esercizio commerciale in sé, che non è il primo e non sarà di certo l’ultimo nel mirino, ma più ampio, indirizzato alla città e alle istituzioni. "Voi parlate, noi agiamo dove e quando vogliamo", sembra essere l'inquietante messaggio. Ed è questo l’aspetto veramente grave.

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