Cronaca

Doppio assalto all'Aci, scacco alla banda: quattro arresti all'alba

Sono stati individuati ed arrestati gli autori delle due rapine avvenute negli uffici dell’Aci di Lecce, il primo e il 14 marzo scorso. Le indagini condotte dalla Squadra mobile

LECCE – Quel colpo, studiato in ogni minimo dettaglio grazie alla collaborazione di una basista, era fallito la prima volta, il primo marzo, ma la banda ci aveva riprovato due settimane dopo, assaltando gli uffici dell’Aci di Lecce una seconda volta: il 14 marzo. Questa volta i rapinatori erano riusciti a fare razzia di denaro contante e assegni per un valore di oltre 6mila euro, per poi darsi alla fuga, non prima di aver esploso un colpo d’arma da fuoco a scopo intimidatorio.

Il cerchio introno ai componenti della banda si è stretto all’alba di oggi, al termine di laboriose e complesse indagini svolte dagli agenti della sezione antirapina della Squadra mobile di Lecce. Quattro le ordinanze di custodia cautelare eseguite su disposizione del gip del Tribunale di Lecce su richiesta del pubblico ministero Stefania Mininni. In carcere sono finiti: Pierluigi Manisco, 48 anni; Roberto Corpus, 53 anni; e Giuseppe Grasso, 48enne, tutti leccesi. Ai domiciliari Lucia D’Anna, 47enne originaria di Palermo e residente a Lecce. Sono accusati di rapina aggravata e porto abusivo di arma in concorso tra loro. A casa di Manisco sono stati rinvenuti e sequestrati circa 50 grammi di eroina, già suddivisa in dosi, nascosti tra la camera da letto e la cucina.

Gli arresti giungono a un mese di distanza dalla seconda rapina. Una risposta tanto rapida quanto puntuale da parte della Squadra Mobile della questura di Lecce, guidata dai vice questori Alberto Somma e Antonio Miglietta. Le serrate e puntuali indagini, condotte in un contesto di forte allarme sociale che i frequenti assalti armati hanno creato in città, hanno consentito agli investigatori di arrivare in poche settimane agli arrestati, individuati, sia grazie al certosino lavoro di visione delle numerose telecamere di videosorveglianza presenti nelle zone interessate dalle rapine, sia grazie ai risultati ottenuti da una specifica attività tecnica effettuata.

La puntuale ricostruzione dei fatti, documentata, passo dopo passo, dai riscontri filmati e dalle risultanze degli accertamenti tecnici telefonici, hanno costituito un quadro indiziario talmente forte da indurre il magistrato titolare del procedimento a chiedere e ottenere i provvedimenti restrittivi, considerata l’elevata pericolosità degli indagati, che hanno sempre agito con sfrontatezza e con utilizzo di armi da fuoco.

Video: parlano il questore e il capo della squadra mobile

Nel corso delle indagini è emerso che D’Anna, impiegata di una ditta di pulizie all’interno degli uffici dell’Aci, ha fornito al marito Pierluigi Manisco e ai suoi complici, particolari importanti circa le modalità di accesso agli uffici e all’allocazione del denaro contante. Nel corso del primo assalto, alcune circostanze “sfavorevoli” non hanno consentito ai rapinatori di appropriarsi del denaro, cosa che invece è avvenuta nel corso del secondo assalto, dopo aver acquisito informazioni più dettagliate. I rapinatori questa volta hanno agito in due, fuggendo a bordo di un’autovettura, una Fiat Panda, in uso proprio a Manisco e sequestrata durante gli arresti. La stessa auto ha da subito destato interesse degli investigatori a causa delle particolarità della stessa: la mancanza del fascione laterale, ha da subito indirizzato gli approfondimenti investigativi che si sono concentrati sulla ricerca di autovetture simili.

Inoltre, l’analisi di alcune telecamere di videosorveglianza ha consentito di evidenziare alcuni caratteri alfanumerici della targa e giungere all’identificazione dell’intestatario del veicolo. Il confronto effettuato tra le immagini e quelle ricavate dal sopralluogo effettuato dai poliziotti nei pressi dell’abitazione di Manisco, non ha lasciato dubbi circa la completa rispondenza sia del colore che del modello dell’autovettura utilizzata per la rapina.

Particolari importanti sono emersi anche dall’ascolto degli impiegati presenti al momento dei due assalti. E’ emerso infatti che i rapinatori, in chiaro accento locale, nel corso dell’assalto del 14 marzo hanno fatto chiaro riferimento alla rapina fallita del primo marzo, a causa della mancanza della chiave della cassaforte, che nel secondo caso sono riusciti a recuperare. Le indagini proseguono per accertare l’eventuale coinvolgimento dei fermati in altri colpi simili.

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