Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Sempre più poveri e soli. Allarme dal secondo rapporto della Caritas

Presentato il dossier 2012, con dati relativi anche all'hinterland. Se da quello dell'anno precedente era emerso l'impoverimento del ceto medio, il nuovo studio conferma il trend e pone il tema dello stato sociale in disarmo

@TM News/Infophoto

LECCE – “Spero, comunque, che si sposino. Se mi inviteranno, andrò al matrimonio”. P. vive con 417 euro di assegno sociale, è separato e ha una sorella in Spagna e un figlio con il quale oramai parla poco a seguito di un diverbio con la fidanzata. Ordinato e molto educato, si presenta spesso per il ritiro del pacco viveri. E’ solo una delle migliaia di persone che ricorrono alla Caritas, probabilmente la sua storia non è nemmeno la più drammatica – c’è, ad esempio, chi è disoccupato con tre figli minorenni a carico -, eppure la sua testimonianza colpisce per il peso della solitudine che non è meno angosciante di quello della povertà.

Il secondo rapporto della Caritas diocesana, “Non uno di più”, presentato oggi presso il cineteatro dei salesiani, a Lecce, dovrebbe stare sul comodino di tutti i salentini, a partire da coloro che hanno la responsabilità della cosa pubblica. Perché quando una società - per quanto complessa a articolata secondo i ritmi schizofrenici della modernità - lascia indietro un numero sempre crescente di donne e di uomini, e purtroppo adesso anche di minori, smette di essere una comunità per diventare un agglomerato di compartimenti stagni cui poi si attinge in campagna elettorale.

“Impoveriti” era il titolo efficacemente descrittivo del primo dossier redatto dall’Osservatorio delle povertà e delle risorse”, frutto del partenariato tra Comune e Provincia di Lecce, Università del Salento e associazione Forlife onlus perché rendeva quasi plasticamente il senso di una progressiva estensione del disagio economico e dunque sociale a fasce di popolazione fino a pochi anni fa esenti. “Non uno di più”, richiamando le parole di don Milani, è invece un avvertimento di quelli che non si possono ignorare nemmeno tappandosi le orecchie o voltandosi dall’altra parte.

Rispetto allo studio del 2011, condotto con la logica stringente dei numeri, quello oggi presentato è arricchito oltre che da una serie di dati di aggiornamento e relativi anche ai comuni dell’hinterland, da numerose interviste effettuate presso i centri di ascolto parrocchiali. Il quadro che emerge è  quello in cui la condizione di bisogno non solo attanaglia sempre più persone, ma si pone come un fenomeno dinamico, con caratteristiche che mutano velocemente e che dunque hanno bisogno di risposte diversificate. Che non possono essere solo e soltanto quelle dell’aiuto economico, sbrigativo e assolutorio, ma che reclamano la predisposizione di servizi sociali degni di questo nome. 

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